2010-08-14 L’altra Kinshasa

Posted: agosto 17, 2010 in Kinshasa

Giovedì, notte brava a Moyo 2. Stefano si è beccato la malaria ma, anche con febbre e mal di testa, ha tanta energia da vendere e si è messo a fare il ragù…così la sera abbiamo fatto una piccola rimpatriata tra italiani (ma non solo, si capisce).

Quattro chiacchiere, qualche battuta, diversi bicchieri di vino e la serata scivola via tra le note di Tracy Chapman e qualche vecchia canzone italiana. Nulla di che in effetti, ma ogni tanto basta poco per uscire dalla routine e per sentirsi un tantino parte di un gruppo.

Ieri sera invece siamo andati al Circle Francais, un posto che teoricamente è per gente ricca del posto. È un ristorante con piscina. Nulla di sfarzoso ovviamente: l’acqua della piscina è torbida e probabilmente dà riparo a parassiti non troppo simpatici, mentre i tavoli e le brandine sono di plasticaccia. Nel complesso potrebbe somigliare ad una bar dei campeggi italiani, con la differenza che lì sono considerati di seconda categoria, mentre quì, questo Circle Francais, è quasi il top.

Ciononostante fanno un ottimo pesce ed un ottimo filetto, per cui la serata non è per nulla male. Trovo strana questa situazione. Non mi ero certo immaginato di passare serate come questa. Mi sento quasi in colpa a mangiare carne e patatine sapendo di essere in Africa e questo è un altro aspetto che mi “disturba”. È come vivere una parte falsa del Congo; è come andare in Messico e passare 2 settimane in un villaggio turistico. Mi rendo improvvisamente conto che ci sono molti modi di vivere e conoscere questo paese; io ero mentalmente preparato ad un’esperienza simile a quella di Muhanga, ma mi ritrovo immerso in una realtà completamente differente. A Kinshasa esiste anche una classe sociale benestante, per cui possono permettersi di fare la spesa nei grandi magazzini e di andare a cena fuori. Inoltre gli espatriati delle varie ONG, e le ONG stesse, portano denaro e questo fa sì che nascano zone che si uniformano ai loro stili di vita: pub, discoteche, ristoranti ecc… Il tutto porta alla comparsa di una micro città all’interno della città stessa, ovvero la zona nata per assecondare i nostri capricci all’interno dello sfacelo che realmente questo posto è. Ed io mi ci sento a disagio. Non sono venuto fino a quì per mangiare filetto e bere birra in compagnia della gente ricca di Kinshasa! Le case MSF rispecchiano lo stile occidentale, gli uffici hanno computer e caffè come in Europa; la spesa la si fa in magazzini simili ai nostri; le serate sono in locali simili ai nostri… e all’esterno di tutto questo c’è la vera Kinshasa, che fino ad ora ho visto soltanto dal finestrino di un’auto, ed il vero Congo che, fino a quando non partirò, non vedrò. Eppure, andare al di la della micro città non è nemmeno contemplato.

Tutto, nella routine della nostra vita, sembra suggerire che il pericolo sia dietro l’angolo: ad ogni spostamento devi comunicare con precisione la destinazione; ogni sera, mentre mi allontano a piedi dall’ufficio del PUC, sento il guardiano che contatta quello della casa e gli comunica che sto arrivando. Ed io sono uno dei privilegiati che possono andare a casa a piedi soltanto perché la distanza da percorrere è proprio minima. Gli altri devono chiamare un autista MSF e farsi portare a casa rigorosamente da macchine MSF. Fino a poco prima del mio arrivo non si poteva nemmeno salire su macchine appartenenti a persone conosciute ma senza logo MSF o organizzazioni riconosciute come affidabili. Quando devo pagare qualcosa per strada mi viene l’ansia di non avere pezzi di taglio piccolo, perché tirare fuori 50$ è una follia. Non è che entri in un bar e chiedi se te li cambiano…

La macchina fotografica non la porto nemmeno più con me, tanta è l’ansia che mi hanno messo addosso. L’unica foto di Kinshasa l’ho praticamente rubata, facendola dalla camionetta con una macchina fotografica non mia.

Il risultato di tutto questo è che cominci ad avere paura, ma di che cosa esattamente non si sa e questa è la cosa peggiore, perché quando non sai di cosa devi aver paura diffidi di tutto e tutti. Così il rischio è che inizi a temere la gente che sta al di fuori del cerchio ristretto della micro città. Quella gente che poi saresti qui per aiutare…

Commenti
  1. Massimo scrive:

    Dai, su, su, su e che fai molli? Bravi ragazzi come te ce ne sono pochi! Adesso impegnati a star bene!
    Sei proprio un bravo ragazzo!!!

  2. Simo scrive:

    Caspita! Che strana realtà percepisco… è come se volessero ricreare un regime militare in un luogo che di certo non necessia di guerra. Come può la gente considerarvi amici e in grado di aiutarli se viene creato intorno a voi un alone di distacco e mistero. Dopotutto da che mondo è mondo si teme ciò che non si conosce e se quelli di MSF cercano un distacco totale dal resto del territorio in realtà stanno alimentando loro stessi il dubbio e l’insicurezza in un paese che non ha certo bisogno di tensioni. Cerca di stare sempre attento e magari parla con chi di dovere delle tue paure, perché secondo me sono assolutamente fondate!

  3. giovanni padiri scrive:

    ciao Andrea, anche a Muhanga seguiamo il tuo cammino. Vorrei dare all’ariam tutta la colpa di quel che vivi, ma so che non è così; cmq ti consiglierei di cambiare , lariam-insonnia-pensieracci… fan comunella, e fan bene ai… farmacisti. Dài, non sei il tipo che può mollare: neppur Muhanga non è nata come un fungo… Tròvati almeno un che pensi con te, e create la vostra realtà, le ricette fatte ed il piatti pronti spesso sono velenosi. Ho conosciuto anche qui dei bei tipi nelle ONG, ma uscivano dagli schemi… Anche a Kin non posson mancare gli africani genuini, forse un po’ più traumatizzati, ma il fondo è sano…, meritano tutto, come quelli di qua, scoprili. Ti accompagnamo. ciao

  4. marty :) scrive:

    Dopo un’ora e mezza di ricerca in internet finalmente ho trovato il tuo blog! Ne ho potuto leggere solo una piccola parte e da questa ho capito k purtroppo non è proprio come ti aspettavi..:( Simo ha ragione nel dire k cmq le tue paure sono fondate ma io so k te sei forte e k anche quest’esperienza pur non essendo come la precedente arricchirà moltissimo il tuo bagaglio culturale e ti maturerà notevolmente :) tanto da fare invidia ai filosofi come Annie!! ;D
    Abbiamo tutti fiducia in te e confidiamo nel fatto k tutto andrà bene! :)
    Tienici aggiornati fratellino..ti voglio troppo bene..un bacioneeeeee :*

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