2010-09-18 Bandal

Posted: settembre 24, 2010 in Kinshasa

Nuovi arrivi a Kinshasa e nuove conoscenze. È incredibile quanto velocemente possa cambiare l’atmosfera del gruppo a seconda di chi arriva o di chi parte. A breve saluteremo Walter, lo chef de mission che, come avevo scritto qualche tempo fa, è qui solo per un rimpiazzo temporaneo. Ieri è arrivato quello che Walter chiama “il capo ufficiale”, cioè il vero chef, che si fermerà parecchi mesi. Quando l’ho visto sono rimasto abbastanza impressionato per il fatto che è davvero giovane: 35 anni. Per essere capo della più grande missione di MSF (e non intendo MSF Belgio, ma tutta MSF) a soli 35 anni, deve avere qualche asso nella manica…

È arrivata anche Anne-Cecile, la nuova Watsan. Watsan è un termine che indica i bisogni non medicali in una missione, in particolar modo l’acqua potabile, le latrine e cosi via. Un lavoro importantissimo direi.

E poi Dirck, giovane ragazzo irlandese simpaticissimo, che ricopre il ruolo che aveva Cristina, quindi log al magazzino.

E cosi per festeggiare ieri siamo andati a Bandal.

Bandal è un quartiere popolare, per cui si instaurano degli strani e delicati equilibri quando arriviamo, anche perchè siamo tanti, più di una dozzina, e questa potrebbe esser vista come una piccola invasione di campo da parte della gente del posto.

Ci infiliamo in mezzo a loro creando una lunga tavolata; un fiume bianco in mezzo al mare nero. Qualcuno ci osserva con sospetto, qualcuno con curiosità, altri nemmeno ci fanno caso, ma ho l’impressione che l’atmosfera sia cambiata, seppur in maniera quasi impercettibile.

Come sempre gli odori sono la prima percezione che mi assale e mi sorprende, ricordandomi quanto sono lontano da casa. Su un ampio e lungo marciapiede ci sono tavolini, sedie e un mare di persone e poco più in là delle maman grigliano spiedini, polli, banane e pesce, esponendo il tutto su tavolacci tutt’altro che puliti. Il fumo e il profumo creano una cappa su quasi tutta la superficie della piazzetta; si mangia tutti dallo stesso piatto, non badando troppo al fatto che mangiare pollo e pesce, tutti dalla stessa fonte, senza posate ne tovaglioli, non è per nulla facile, nè tantomeno igienico. Ma ogni posto he le sue regole e a noi non resta che seguirle senza troppe esigenze. Nessuno ci ha obbligati a venire, per cui è giusto adattarsi, ma la verità è che io sono contento di essere penetrato nel vero mondo di Kinshasa, anche se è un tantino più ricco in confronto al tenore di vita della gente comune. Già a questo livello mi rendo conto del crollo che gli standard igienici subiscono a soli pochi metri dalle nostre abitazioni e questo mi aiuta a comprendere in parte il perchè del mio lavoro.

Non è grave mangiare con le mani e dallo stesso piatto; l’aspetto preoccupante è la completa assenza di bagni e luoghi in cui lavarsi le mani. Il bagno consiste in una parte di muro piastrellato e un po’ più isolato rispetto alla piazza, con una canalina di scolo lungo il terreno che raccoglie il tutto. Insomma, detto volgarmente si piscia contro il muro, il che non è particolarmente difficile per i maschietti, ma sarei curioso di sapere cosa si inventa una donna per ovviare a questa difficoltà…

Uno dei problemi più gravi che riscontro qui è il fatto che le persone sottovalutano l’importanza dell’igiene della mani, forse non consapevoli del fatto che esse sono il vettore principale per la trasmissione delle malattie. Ma questo possiamo dirlo noi occidentalini (padiri Giovanni sarà fiero del fatto che lo cito spesso), che vediamo l’acqua come un qualcosa di scontato e normale. Quando l’acqua diventa un bene di lusso, quando devi faticare per trovarne di fresca e pulita, magari addirittura potabile, quando devi percorrere chilometri a piedi con un figlio sulla schiena, uno sul petto, una tanica per mano e una terza sulla testa, allora comprendi il vero valore dell’acqua e ne centellini ogni goccia. La usi per cucinare, per dissetarti, per lavare i panni forse; ma le mani…beh le mani si possono anche pulire con un panno o sui vestiti; non c’è bisogno dell’acqua.

E mentre mastico la dura carne del mio spiedino rifletto anche sul fatto che, persino nelle zone ricche del mondo, dove l’acqua abbonda e se ne fa uso, ma soprattutto abuso, lavarsi le mani è una tradizione non troppo condivisa. Strano che la gente non rifletta su quanto sia importante questo gesto, che tra l’altro richiede 2 minuti.

Con le mani tocchiamo qualsiasi superficie; è grazie ad esse che il senso del tatto ha davvero modo di essere percepito dal nostro cervello, ma questo vuol dire che raccogliamo qualsiasi batterio da qualsiasi superficie e, se per caso non fosse sufficiente, basta una stretta di mano per raccogliere anche quelli delle altre persone. Provate a pensare a quante volte stringete la mano a qualcun altro, toccate un corrimano, maneggiate il denaro; se sentite un brivido di leggero disgusto che corre lungo la vostra schiena, vuol dire che avete afferato il concetto.

In Congo ci si stringe la mano in continuazione, è il gesto fondamentale di ogni rapporto, formale e non. Non esiste una conversazione o un semplice saluto che non preveda una stretta di mano e questo è un gesto importantissimo che va rinnovato in ogni momento della giornata: mattina, pranzo, dopo pranzo, pomeriggio, sera e prima di andare a letto. Ogni volta che ci si incrocia ci si saluta come se fosse la prima volta, chiedendo “come va” come se non lo avessimo fatto 2 ore prima. Provate ad immaginare quanti batteri prendono il sole, comodamente sdraiati sulle nostre mani.

La pelle ha la funzione di barriera protettiva per impedire appunto che questi batteri entrino nel nostro corpo, ma se non ci si lava le mani e si tocca il cibo, non c’è pelle che tenga, perchè ce li mangiamo direttamente…

Per fortuna non tutti i batteri trovano un habitat adeguato all’interno del nostro corpo, altrimenti con tutta probabilità saremmo gia estinti da un pezzo…

Quando arriva il momento di pagare, i bambini intorno capiscono che è l’ultima occasione per fare due soldi e cosi’ si fiondano in massa cerando di venderci cianfrusaglie varie; arriva anche un ragazzo con una cassetta di legno sulla testa, carica di sigarette, fiammiferi, fazzoletti e paccottaglia varia. Chiacchiero un attimo con lui e poi gli chiedo se posso provare a prendere la cassetta sulla testa, come fa lui. Sembra un po’ stupito della richiesta ma accetta volentieri e quando me la passa quasi non riesco a reggerla. È incredibilmente pesante! Mi aiuta a posizionarla sulla testa ma devo ammettere che non resito molto…

Non capisco come faccia a tenerla in equilibrio per un’intera giornata, ma decido che il suo sforzo merita un premio ed acquido fiammiferi e cicche. I bambini intanto continuano a girarci intorno e tirare fuori il portafogli per pagare il conto diventa pericoloso; a quanto pare sono dei ladruncoli formidabili. Allora faccio un patto con loro: per un dollaro devono dimostrarmi quanto sono rapidi a sparire dalla circolazione. Non appena la manina del ragazzino con il quale ho parlato afferra la banconota, degli altri non c’è più traccia…

“Questi si che sono degli esperti” penso tra me e me mentre mi guardo intorno. E quando mi volto per fare i complimenti al ragazzino, mi accorgo che è sparito anche lui. A questo punto mi rendo conto che se avessero davvero voluto derubarci a quest’ora saremmo in mutande a chiederci come facciano i vestiti a dissolversi nel nulla…e li ringrazio mentalmente, sperando che quel dollaro valesse davvero il favore che ci hanno fatto.

Mentre ci avviamo verso la macchina mi rimbalza nella mente il pensiero di quel ragazzino e sorrido accorgendomi che l’ultima cosa che ricordo di lui è la sua piccola, sporca, manina, adesso piena dei batteri della mia mano e di quelli della banconota.

Commenti
  1. Nicole scrive:

    Ciao Andrea! Come sempre sono tua assidua lettrice! Era un pò che non bazzicavo da ste parti e sono stata contenta di trovare nuovi racconti… almeno mi passano quei 20 minuti, durante le mie lunghe notti lavorative!!
    Oggi ero a cena da Ste Stevenin e ti saluta tanto. Domani le darò l’indirizzo del blog che vuole leggere le tue minchiate virtuali :)
    Come stai? Un bacione dalla Valle!

  2. papà scrive:

    ciao andrea. come stai? io sto bene. ho letto la tua ultima lettera……… sono contento di vedere nelle tue parole una grande sensibilità. ti fa onore. mamma è in sicilia a portarte la nonna. ci manchi molto. non vediamo l’ora di riabbracciarti. con affetta papà e mamma

    • 1mzungu scrive:

      Ciao papi, io sto bene. Scusa se rispondo in ritardo ma ero in una zona senza luce, senza acqua, senza rete telefonica, figuriamoci poi internet. Ti ringrazio per le belle parole. Non so se hai letto tutte le cose che ho scritto o se leggerai quelle future; sicuramente a volte non sarai d’accordo con le mie opinioni, ma se non altro é un modo per conoscere quello che penso e quindi per conoscermi un pó meglio. Magari in futuro ne parleremo.
      Un abbraccio.

  3. ale scrive:

    ciao collega! come va?
    qui tutto ok , anche se sono a fare notte … spero che ora tu sia un pò più contento rispetto all’inizio di questa avventura …. ti salutano anche meuch e lupo che l’altro giorno mi ha chiesto cosa ci facevi in tele , quel neutro è quasi più difficile da contattare di tepuoi immaginare!
    mi raccomando fai il bravo, ora vado a lavorare
    ciao ale, ah qui con me ci sono romina federica e simonetta che ti salutano
    p.s cavoli ma tuo fratello è proprio bravo …. sicuramente gli avrai insegnato tutto tu?

  4. antonio trunfio scrive:

    Ciao Andrea…ce l’hai fatta a realizzare il tuo sogno di partire…sono contento…stai facendo davvero qualcosa di bello. Tanti pensano di partire per le zone più povere e difficili del mondo a dare una mano (anche io..eh eh eh) ma alla fine solo in pochi hanno veramente la forza d’animo di farlo. Quindi ti volevo dire che ti stimo di più per quello che stai facendo. Stai attento e spero di rivederti ad Aosta quando tornerai…anzi DEVO vederti perché non so più con chi parlare per discutere delle nuove app scaricate….eh eh eh.
    Ah.. pensa… l’altro giorno in tele girando ti ho visto..o meglio pensavo di avere trovato un tuo quasi clone….poi vittoria mi ha detto che è tuo fratello. Sta avendo successo e ed è anche bravo e…mi sembra proprio uno felice e realizzato.
    Beh magari ti scriverò qualcos’altro fra qualche giorno
    Un abbraccio
    Antonio

    • 1mzungu scrive:

      wé Antó, come stai? Che bello sentirti!! Promesso che quando torno andiamo a prenderci una bella birra e mi racconti tutti gli aggiornamenti che sono usciti e le applicazioni che mi sto perdendo. Devo aggiornarmi anche io eh ;)
      Mio fratello finalmente sta realizzando anche lui il suo sogno, spero proprio che ci riesca. Voi intanto votatelo :D
      Visto che oggi torno a Kinshasa, presto inizieró a pubblicare la mia esperienza in questa campagna di vaccinazione e, internet permettendo, caricheró diverse foto.
      A presto carissimo.

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