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	<title>RACCONTI DAL MONDO...</title>
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		<title>2010-12-14 Pesci fuor d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 16:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[L’esperienza mi insegna che quando qualcosa comincia male, continua anche peggio&#8230; Venerdì ho consegnato il quaderno con tutti i documenti e le ricevute della missione in Kasai e, insieme a Dodie, abbiamo ricontrollato il tutto. Sfogliando le varie cartelline, Dodie si è imbattuta nel mio passaporto e mi ha domandato perchè lo tenessi lì. In [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=989&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">L’esperienza mi insegna che quando qualcosa comincia male, continua anche peggio&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
Venerdì ho consegnato il quaderno con tutti i documenti e le ricevute della missione in Kasai e, insieme a Dodie, abbiamo ricontrollato il tutto. Sfogliando le varie cartelline, Dodie si è imbattuta nel mio passaporto e mi ha domandato perchè lo tenessi lì. In realtà è semplice, quella è la cartellina con tutti i documenti importanti della missione e, siccome la custodivo io, ci ho infilato anche il passaporto.<br />
Terminati i controlli (e non ci è voluto poco) non c’è stato tempo di riflettere sul da farsi con un pò di calma. C’era già un nuovo Therme de reference da preparare in poche ore, budjet da calcolare e materiale da suddividere in colli, il tutto in mezza giornata per poter partire il lunedì mattina.<br />
Lunedì mattina ho ritirato il kit admin e lo stesso quaderno, o meglio, uno uguale, a quello della missione precedente, proprio quello nel quale conservavo il passaporto. Dopodichè siamo partiti in fretta e furia.</p>
<p style="text-align:justify;">
Una volta a Kikwit ci siamo preparati per andare a fare le dovute presentazioni alle autorità locali, così ho ripreso in mano il fatidico quaderno e sono andato a ricercare l’ordre de mission, rigorosamente riposto nella sua cartellina, ed il passaporto, terribilmente assente! Quando ho visto il vuoto lì dove quel maledetto libretto avrebbe dovuto essere, mi sono reso conto che quello che avevo tra le mani non era lo stesso quaderno della volta precedente. Non saprei spiegare la sensazione che si prova; è stato come quando ci si dimentica un compleanno importante, o un appuntamento; un misto di rabbia, delusione, preoccupazione e mortificazione.<br />
Così ho chiamato la base per informare del piccolo disastro ed ho chiesto se era possibile scannerizzarlo e inviarlo sul nostro pc tramite satellitare. La risposta è stato il classico “Ti facciamo sapere” e mi hanno lasciato in una logorante attesa. Già me li vedevo i funzionari locali a perdersi in lunghi sproloqui su quanto sia inaccettabile non poter controllare personalmente la mia identità e di come, invece, diventerebbe tutto più semplice con una banconota da 5 $ nel taschino.<br />
Pochi attimi dopo mi ha chiamato Cécile. Purtroppo però non era per il passaporto; “te li ricordi i campioni che abbiamo prelevato a Kamonia?” mi ha chiesto.<br />
“Certo che me li ricordo, è tutta la settimana che aspettiamo i risultati”, ma mentre le rispondevo immaginavo già quello che stava per dirmi Cécile e che infatti lei ha confermato un attimo dopo: “ 3 su 4 sono positivi al morbillo”.<br />
“La coordinazione sarà in fermento” ho risposto pensando ad alta voce.<br />
“Si, Anna è corsa alla base”.<br />
Magnifico, ho pensato sconfortato, questo vuol dire che, 1: c’è un’altra vaccinazione da organizzare, il che vuol dire un altro mese e mezzo nella savana e 2, ancor più grave, nessuno avrà mai il tempo di pensare al mio passaporto&#8230;<br />
Ho ringraziato Cécile, poi ho raggiunto gli altri con aria un pò sconsolata.<br />
“Hai trovato una soluzione?” mi ha domandato Michel.<br />
“No, dobbiamo arrangiarci. Sono arrivati i risultati dei prelievi di Kamonia”<br />
“E&#8230;?” mi ha risposto lui già sorridendo.<br />
“Preparati a passare il natale in brousse” gli ho risposto contraccambiando il sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;">
Ci siamo avviati verso il comune per fare le presentazioni e qui, finalmente, la mia teoria è stata smentita, perché il corso delle cose ci ha sorriso. Si da il caso che il capo della città, che noi chiameremmo il sindaco, fosse anche un medico e che del mio passaporto non gliene fregasse un fico secco; tutto quello che gli interessava era che qualcuno appoggiasse la città per far fronte all’epidemia di poliomielite. “Grazie al cielo” ho pensato, più per modo di dire che per reale sentimento di gratitudine verso l’universo.<br />
Il medico sindaco, o sindaco medico, ha firmato i nostri ordini di servizio senza quasi leggerli e a quanto pare, una volta firmati da lui, nessuno in città ha l’autorità di eseguire un controllo sui documenti.<br />
Dopo questa botta di culo, perdonate il termine, ci siamo diretti verso il bureau centrale, dove le cose sono state un po’ più difficili, anche se non per colpa dei miei documenti.</p>
<p style="text-align:justify;">
Un malato di poliomielite può contagiare 1000 persone, ragion per cui le soglie prevedono che un solo caso confermato faccia scattare lo stato di epidemia. A Kikwit sono già stati registrati 56 casi, e diversi sono confermati da analisi di laboratorio, almeno 13 decessi, per cui  la città è a tutti gli effetti sotto attacco. Kikwit però è fortunata perché è fortemente appoggiata dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Salute) e quindi i preparativi per la campagna di vaccinazione sono già in atto. Il problema è che si sono formati dei comitati, 7 in tutto, ognuno con un sottocomitato di supervisione. C’è il comitato per la logistica, quello per la presa in carico dei malati, quello per gli esami di laboratorio e così via. Quando ci presentiamo all’assemblea generale (mi sento più un politico che un infermiere) ognuno di noi dice il suo campo di lavoro; io sono un infermiere, con noi c’è il Dr Ernest, nientemeno che il responsabile medicale della coordinazione PUC, e Mick Mack, logista con un gran pelo sullo stomaco, ma un carattere che bisogna sopportare in nome della sua competenza.<br />
Quello che l’assemblea generale vorrebbe fare è dividere la nostra équipe, così che il nostro logista lavori con il comitato dei logisti, io con gli infermieri del comitato della presa in carico ed Ernest con i capoccioni della coordinazione. Ci vuole diverso tempo per spiegare che MSF lavora con tutta la sua équipe al completo e che noi siamo qui soltanto per una valutazione della situazione generale. Abbiamo bisogno dei dati precisi con il numero dei casi e dei decessi nelle ultime settimane, abbiamo bisogno di vedere un malato con i nostri occhi, magari di fare anche un prelievo delle feci e di valutare i due ospedali di Kikwit.<br />
Fortunatamente Ernest è il responsabile della missione ed è lui che deve dare tutte queste spiegazioni; io posso starmene in silenzio ad annuire con un espressione grave sul viso, possibilmente seria, nonostante di fronte a me ci sia il Medico a capo del Distretto, tutto elegante e pieno di voglia di trasmettere il suo senso di autorità, che però stona pesantemente con le sue simpatiche calze di Topolino impegnato in una solitaria partita a rugby. L’eleganza in Congo ha delle regole tutte sue.<br />
Alla fine riusciamo a venirne a capo, anche se non so come perché io mi sono perso nel magnifico match di Topolino, e chiediamo di poter visitare i due ospedali. Il primo è a Kikwit Nord e si rivela essere un grande ospedale, decisamente un passo avanti rispetto agli altri che ho visto fino ad ora. Tutte le pareti esterne sono verniciate di pittura blu fresca; gli esterni sono puliti; la ripartizione dei reparti ha un senso logico; tutto il personale indossa la sua linda divisa e non c’è il classico odore da voltastomaco che invece pervade gli altri ospedali congolesi. Certo, per l’etica professionale c’è ancora molto lavoro da fare, ma tutto non si può avere. Quando arriviamo ci dicono che ci sono ben tre malati di poliomielite ricoverati, il che sembra essere una cosa rara, perché in genere le persone rifiutano di stare in ospedale ed il motivo è molto semplice: costa caro e non ci sono cure per la poliomielite.</p>
<p style="text-align:justify;">
La poliomielite è una malattia infame; normalmente si presenta con una febbre e un po’ di cefalea. Capirai, ci sono centinaia di malattie che si presentano in questo modo; solo che a un certo punto, dopo uno, due giorni o una settimana, iniziano le paralisi. All’improvviso non si riesce più a muovere i piedi, o un braccio, e in poco tempo ci si ritrova paralizzati. Nel 5% dei malati si manifesterà paralisi dei muscoli respiratori e del diaframma e la morte sopraggiungerà in modo decisamente tremendo, sia da subire che da vedere.<br />
In genere, l’unica presa in carico che si adotta è quella dei massaggi; non esiste una cura specifica e, anche se il paziente rimane in ospedale, tutto quello che il personale farà sarà osservarlo mentre muore, più o meno lentamente, più o meno agonizzante.<br />
Quando arriviamo al letto del primo malato lo osserviamo tutti come se fosse una strana attrazione. È un diciannovenne e presenta già una paralisi estesa agli arti inferiori, ma Ernest osserva ad alta voce che non sembra ancora esserci distress respiratorio. “No non c’è ancora” gli risponde un’infermiera “altrimenti starebbe già morendo”. Ecco, penso io alzando gli occhi al cielo, questa si che è etica professionale; la Stellino sarebbe orgogliosa…</p>
<p style="text-align:justify;">
Proseguiamo verso la pediatria, dove troviamo un bambino di 9 anni. Quando arriviamo non c’è nemmeno l’ombra di un’infermiera. Cerchiamo un po’ nelle stanze accanto, poi il medico che ci accompagna perde la pazienza e lancia un urlo. Da uno stanzino lì accanto escono 4 infermiere con il viso stropicciato che stavano bellamente dormendo; salutano il medico con reverenza e tengono la testa bassa durante tutto il cazziatone che segue. Probabilmente quando ce ne andremo se ne torneranno nello stanzino come se nulla fosse. Visitiamo velocemente il bambino, poi, una delle infermiere ci informa che ce n’era un altro con sintomi di  poliomielite, ma è morto qualche giorno prima.</p>
<p style="text-align:justify;">
“Quando è morto?” chiede il Dr. Ernest.<br />
Silenzio…<br />
“Quando è morto il bambino?” chiede il Dr. Ernest, ancora.<br />
Silenzio&#8230;<br />
Le infermiere si guardano come se gli avessero chiesto di recitare la Divina Commedia, poi una risponde, “Domenica…credo”.<br />
È morto due giorni fa e nessuno se lo ricorda.<br />
“E perché non avete comunicato il decesso?” si infervora il dottore che ci accompagna. Ma la risposta non arriva.<br />
“Qual’era il quadro generale al momento della sua morte?” chiede il Dr. Ernest.<br />
Silenzio…<br />
“Quali segni clinici ha manifestato?” chiede il Dr. Ernest, ancora.<br />
“Io ero in congedo” risponde una.<br />
“Io non c’ero” risponde un’altra.<br />
“Ah bene” risponde il Dr. Ernest, “il bambino sarà morto da solo, tanto anche se c’eravate stavate nello stanzino”.<br />
A questo punto una di loro, che ancora non aveva parlato, cerca poco abilmente di cambiare discorso dicendo che la mamma, quella col bambino vivo, anche se per poco probabilmente, a pochi centimetri da noi, vuole lasciare l’ospedale.<br />
Il medico con noi a questo punto se ne esce con la solita frase “Per forza, non abbiamo i mezzi per curarlo”.<br />
Allora io mi incazzo. Mi incazzo proprio come poche volte mi sono incazzato.<br />
“No non è questo il punto dottore” gli dico, “il punto è che a queste persone non gliene frega proprio niente di curare i malati; se ne stanno nel loro stanzino a dormire; un bambino è morto due giorni fa e nessuno se ne ricorda, nessuno sa come è morto, rispondo “boh” alle domande e hanno l’indifferenza dipinta in faccia. Pure io me ne andrei da questo ospedale. Non serve avere una bella struttura come questa se poi ci lavora gente simile.” Quindi lancio uno sguardo carico di disprezzo alle infermiere, ma carico come veramente se lo meritano, e me ne vado.<br />
Ecco che fine fanno i 4 mesi che ho passato a cercare di imparare a contenermi e ad affrontare le situazioni con diplomazia. Appena fuori, mentre cerco di calmarmi e di non prendere a calci niente, mi rendo conto di aver fatto un’altra cazzata. Ernest, che tra l’altro è il mio capo, mi raggiunge poco dopo.<br />
“Scusa” gli dico con la coda fra le gambe.<br />
E lui risponde “E di cosa? Hai fatto benissimo. La schiettezza di voi expat alle volte è meglio dei nostri sorrisi a denti stretti”.<br />
Non male come teoria; la posso assumere come avocato Dr. Ernest?</p>
<p style="text-align:justify;">
L’ospedale di Kikwit sud è un altro mondo, in tutto. La struttura è uno schifo, o meglio, è in pieno standard congolese, ma il medico responsabile ed il personale sono l’esatto opposto rispetto a Kikwit nord. Il medico conosce a memoria nome e cognome di tutti i malati che sono deceduti per poliomielite. Kikwit sud è l’epicentro di questa epidemia, nonostante disti appena un chilometro da Kikwit nord. I 56 casi sono stati registrati quasi tutti qui e, proprio mentre ci presentiamo, il medico riceve una telefonata. È stato trovato un altro caso, un bambino di 3 anni, già con paralisi agli arti inferiori. Il dottore ci dice che è una situazione difficile, i pazienti muoiono a grappoli perché non dispongono di ossigeno da somministrare ai malati con difficoltà respiratorie. Alcuni che fino al giorno prima camminavano, un giorno dopo muoiono, spossati e soffocati. Molti non vengono nemmeno in ospedale e muoiono in casa o si affidano alla medicina tradizionale, cioè quella degli stregoni o tutti gli altri nomi che gli antropologi amano attribuirgli. Un paziente che si era affidato alla medicina tradizionale in seguito è venuto in ospedale; non ha voluto dire che trattamento aveva ricevuto dallo stregone, sciamano o che dir si voglia; quando è morto gli hanno trovato delle foglie di non so cosa nell’ano. Chissà qual è il trattamento per le emorroidi allora… penso; cinico, lo so, ma è tutto talmente assurdo…</p>
<p style="text-align:justify;">
Il paziente che visitiamo ha la morte negli occhi. Gli arti inferiori ed il braccio sinistro sono paralizzati e la dispnea (difficoltà nel respirare) è evidente tanto quanto la sua rassegnazione e la sfiducia in un sistema sanitario che non ha potuto far altro che farlo sdraiare vicino ad una finestra. Ha trent’anni; e questo è un altro segno che indica quanto sia grave la situazione. Normalmente i più colpiti sono i bambini, in particolar modo quelli sotto i 5 anni, ma questa epidemia non guarda in faccia nessuno; sta stroncando grandi e piccoli in egual modo e corre veloce; sono già stati registrati i primi casi anche a Kinshasa e MSF ha già vaccinato tutto il suo staff nazionale, famiglie comprese. Ecco perché si rende necessaria una vaccinazione in tutto il paese, il che, è stato stimato, costerà circa 36 milioni di dollari. Non a MSF; la vaccinazione è appoggiata dall’OMS, ma chi sborserà il denaro non si sa ancora.<br />
La nostra valutazione è terminata. La malattia c’è, eccome se c’è. Tornati a Kinshasa la coordinazione elaborerà un piano di presa in carico dei malati per non lasciarli morire in questo modo vergognoso, mentre la vaccinazione verrà lasciata a chi di dovere. Domani eseguiremo delle rapide, ma specifiche, valutazioni dei due ospedali per decidere in quale dei due far ricoverare i malati. Mi sembra evidente che sarà il bell’ospedale di Kikwit nord, per il semplice fatto che ha più posti letto e più personale, se proprio vogliamo definirlo personale.</p>
<p style="text-align:justify;">
Chissà se la Stellino verrebbe a fare una piccola lezione di etica professionale a quelle infermiere. Potrebbe fare miracoli.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/1mzungu.wordpress.com/989/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/1mzungu.wordpress.com/989/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=989&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>2010-12-03 Profumo di diamanti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 17:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa settimana abbiamo lavorato incessantemente, alzandoci alle 5.00 del mattino e andando a dormire all’1.00, sempre del mattino. Da Kamonia ci siamo diretti a Kamako, poi a Tshitambeji, Kabungu e Mayanda. Abbiamo attraversato fiumi su piroghe e piattaforme; abbiamo viaggiato in jeep, in moto e a piedi; abbiamo patito la fame, la sete, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=978&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In questa settimana abbiamo lavorato incessantemente, alzandoci alle 5.00 del mattino e andando a dormire all’1.00, sempre del mattino. Da Kamonia ci siamo diretti a Kamako, poi a Tshitambeji, Kabungu e Mayanda. Abbiamo attraversato fiumi su piroghe e piattaforme; abbiamo viaggiato in jeep, in moto e a piedi; abbiamo patito la fame, la sete, il caldo micidiale del sole africano e la violenta pioggia che si può scatenare in un istante. Ma quello che abbiamo visto ci ha fatto comprendere che avevamo una valida ragione per essere qui.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4991.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-981" title="IMG_4991" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4991.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Tshikapa è stato il primo villaggio in cui i nostri campanelli di allarme hanno cominciato a suonare. È stata la nostra prima tappa nei villaggi di frontiera perché diversi casi di notificazione di morbillo provenivano da lì e, in effetti, appena arrivati abbiamo constatato che, tra i tanti bambini che ci correvano incontro per salutarci, molti erano coperti dalle eruzioni cutanee tipiche di questa malattia. La strategia adottata è stata quella di eseguire uno screening porta a porta in tutte le case del villaggio, per verificare il perimetro brachiale (per la malnutrizione) dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni e avere la possibilità di domandare alle persone se ospitavano dei rifugiati. Lo screening della malnutrizione doveva essere soltanto un pretesto per avere diretto accesso alle case degli abitanti dei villaggi, ma il dato che ne è emerso è altamente preoccupante: una percentuale di malnutriti gravi del 19%, quando già un valore del 10% sembra meritare un’accurata inchiesta nutrizionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Così, un’altra urgenza si è aggiunta alle altre, con l’aggravante che, morbillo e malnutrizione quando concomitanti, aumentano enormemente il tasso di mortalità nei bambini al di sotto dei 5 anni. A questo punto abbiamo avvisato la coordinazione che ci ha autorizzato a svolgere una breve inchiesta, dalla quale abbiamo individuato la causa principale di questo disastro: i diamanti.</p>
<p style="text-align:justify;">I diamanti si sono rivelati la causa principale di tutte problematiche che dovevamo prendere in esame in questa zona. Trovarne uno è garanzia di denaro, perché dovunque nei villaggi ci sono decine di costruzioni di compratori. Non sono per nulla nascoste, anzi, il marchio è ben in vista e gli uffici sono ben verniciati e con scritte elaborate. Tutta l’attività economica di questi villaggi è incentrata sulla ricerca di pietre preziose.</p>
<p style="text-align:justify;">I più ricchi hanno acquistato interi appezzamenti di terra in cui la gente comune è libera di scavare, ma se trova un diamante, allora è obbligata a rivolgersi al proprietario del terreno che deciderà quanto pagarglielo. Ovviamente la somma che l’individuo riceve è misera in confronto al prezzo di mercato della pietra, ma se non la si consegna al proprietario del terreno si può anche essere arrestati, se non uccisi.</p>
<p style="text-align:justify;">Così, per evitare questo sistema di sfruttamento, centinaia di congolesi attraversano la frontiera e vanno a cercare diamanti in Angola, dove però la legge prevede che soltanto le aziende del governo hanno il diritto di scavare.</p>
<p style="text-align:justify;">I militari angolesi pattugliano villaggi e foreste alla ricerca dei congolesi e quando li trovano li<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5037.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-979" title="IMG_5037" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5037.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a> arrestano e li rispediscono alla frontiera, ovviamente dopo averli pestati, derubati e abusato delle donne. Quando i congolesi rientrano in RDC non posseggono nulla, spesso sono stati separati dai loro parenti, o i militari li hanno uccisi, e non hanno nemmeno il denaro per comprarsi i vestiti.</p>
<p style="text-align:justify;">Quelli che rimangono in Congo a scavare le terre altrui, non hanno certo la garanzia di trovare qualcosa, né tantomeno di ricevere il giusto compenso; eppure il richiamo del denaro <em>facile </em>è più forte di tutto e li spinge a trascurare, anzi abbandonare quasi del tutto, l’agricoltura. Il risultato è che il denaro continua a rimanere soltanto un’illusione, mentre la fame diventa sempre più concreta.</p>
<p style="text-align:justify;">Centinaia di bambini hanno un perimetro brachiale che col braccialetto MUAC è rosso. Questo vuol dire che la circonferenza del loro braccio è inferiore a 114 millimetri; abbiamo trovato una bambina con un perimetro brachiale di 76 mm!</p>
<p style="text-align:justify;">E davanti a questa assurdità io sono andato totalmente in palla.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosa si fa in un paese che non vuole essere aiutato…? Io non lo so più cosa ci faccio qui. Per molti anni la mia ingenuità mi ha suggerito che i principali responsabili delle condizioni del terzo mondo fossero le potenze, il che resta totalmente vero. Quello che non pensavo però, è che la popolazione stessa dei paesi africani, in questo caso del Congo, giocasse un ruolo fondamentale nel suo restare perennemente povera e sfruttata. Non so se è colpa dell’ignoranza, della cultura, delle mentalità generali, del crescere per lunghe generazioni in un mondo che ti sputa sempre in faccia o di una miscela di tutto questo, ma quello che vedo intorno a me è uno sciame di persone egoiste, approfittatrici e avide; tutte… o quasi.</p>
<p style="text-align:justify;">Non esiste un solo posto di blocco da Kinshasa fino alla frontiera meridionale del Kasai Occidentale in cui i poliziotti non ci abbiano chiesto una mazzetta per continuare il viaggio, nonostante i documenti fossero tutti a posto. Non ho visto un solo militare che non fosse ubriaco e che non sia venuto verso di me con fare ammiccante, lanciandosi in conversazioni che nemmeno lui comprendeva, costruendo un discorso articolato per poi arrivare alla fine e chiedermi: “allora, fratellino mio, cosa puoi fare per me?”</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5084.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-982" title="IMG_5084" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5084.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Non c’è stato un solo funzionario che non si attendesse una mancia soltanto perché aveva messo un timbro sul nostro lasciapassare. In ogni posto di blocco abbiamo dovuto discutere per tempi incredibili, cercando di spiegare che non si “fa un regalo” ad una persona che ha semplicemente fatto il suo lavoro che, tra l’altro, gli ha richiesto mezzo secondo. E che non sta scritto da nessuna parte che si debba pagare un pedaggio ad ogni posto di blocco; né che si debba dare una somma di denaro ad una persona che ci ha messo tre quarti d’ora ha controllare 4 fogli uguali, già firmati da autorità più alte in grado, in cui si dichiara che l’équipe di MSF ha il diritto di oltrepassare tutti i confini delle Provincie, per recarsi nella tal destinazione a compiere tale missione umanitaria. E oltre tutto, non si ricattano i membri delle ONG soltanto perché c’è un bianco, anche se i termini non erano proprio questi.</p>
<p style="text-align:justify;">“Va bene” ho pensato “sono persone che hanno un briciolo di potere nelle mani e ne approfittano; lo sapevo già che funzionava così”. Ma poi pian piano, mi sono reso conto che non erano soltanto loro a cercare di approfittare della mia presenza. Ogni persona con cui ho parlato, con cui ho cercato di costruire una conversazione, o semplicemente che ho incrociato per la strada, mi ha chiesto del denaro o, più raramente, del cibo. “Sono poveri” mi sono detto “e io per loro sono un salvadanaio che cammina; mi incrociano per un istante e cercano di prendermi qualche moneta”; con le persone che incrociavo per la strada ci poteva stare questa spiegazione, ma poi mi sono reso conto che anche le persone con cui avevo più confidenza facevano le stesse richieste, soltanto con il sorriso sulla faccia, come sotto forma di domanda burlona alla quale, chissà, avrei anche potuto dire di si, spinto dalla simpatica  formulazione della richiesta. Chiunque qui è attratto dal denaro semplice e veloce da trovare, che sia un bianco che incrocia la loro vita, o che sia l’illusione che un diamante sa creare. E così spremono la loro terra così come spremerebbero me, per il semplice fatto che nasconde tanti soldi, che comunque poi verrebbero sputtanati in alcool nella maggior parte dei casi. Solo che la terra non ha volontà propria e non è protetta da leggi, per cui su di essa si sfogano forsennatamente, perché di ricchezza ne promette tanta.</p>
<p>Ed anche le classi più umili, anzi soprattutto le classi più povere, si sono abbandonate a questa illusione, ed hanno trascurato l’agricoltura per scavare in cerca di diamanti. Qualcuno ne hanno trovato, e qualche soldo l’hanno guadagnato; ma questo ha causato la febbre del giocatore d’azzardo, in cui quando vinci ti dici che puoi vincere di più. L’esistenza di interi villaggi si è dedicata alla ricerca dei diamanti e, totalmente assuefatti dal loro profumo, hanno abbandonato una vita fatta di coltivazione povera, ma che comunque garantiva l’auto sussistenza, per abbracciarne una vita forgiata dall’illusione di poter trovare velocemente dei diamanti, e quindi tanto denaro tutto in una volta. Il fatto che i diamanti, fino ad ora, abbiano fatto diventare ricche soltanto pochissime persone non sembra illuminare nessuno sulla follia di questa malattia sociale. E anche messi di fronte al fatto che i loro figli sono gravemente malnutriti, non si sono minimamente sentiti in colpa; non hanno nemmeno preso in considerazione un ritorno all’agricoltura.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando ho fatto notare ad una madre che suo figlio era gravemente malnutrito, lei mi ha risposto sorridendo: “qui da noi non è come da voi; voi avete tanti soldi, noi no”. Me lo diceva sorridendo, come se fosse normale che suo figlio morisse di fame perché lei rifiutava di coltivare un campo. Nessuno pensa di fare quello che può con quello che ha, tutti si aspettano che le soluzioni cadano dal cielo o le porti qualcun altro, o siano date dal trovare tanti diamanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Perché in fondo, chi cerca un diamante pensa unicamente a come la sua vita potrebbe cambiare se avesse tanto denaro, il che molto spesso non va oltre lo stare seduti tutto il giorno in compagnia di una birra e del dolce far nulla. <a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5110.jpg"><img class="size-medium wp-image-984 alignright" title="IMG_5110" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5110.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>E se si fa un piccolo balzo nella scala sociale e si passa a quelle persone che lavorano in ospedali, centri di salute o uffici vari, ci si rende conto che, di interesse nel progredire e nel pensare in grande, come al bene della comunità, non ce n’è alcuno. Gli infermieri passano le giornate seduti a chiacchierare o sonnecchiare; stanno li ma tanto medicine non ne hanno e poi l’spedale è sguarnito, anzi non c’è nulla, e nessuno gli  manda nulla e le cose dal cielo non piovono e bla bla bla. Hanno smesso di riflettere su come adattarsi. Se sul pavimento dell’ospedale crescono le erbacce e se in mezzo ai letti strisciano delle serpi, nessuno si prende la briga di porre rimedio. Non serve denaro per strappare delle erbacce no? E invece si, perché nessuno ritiene che rientri nelle sue funzioni e nessuno lo fa gratuitamente e, visto che nessuno paga perché vengano strappate delle erbacce in un ospedale in culo al mondo, quelle erbacce restano li, probabilmente per sempre, passando tutte le ispezioni senza che nessuno mostri il minimo interesse. Tutti si giustificano dicendo “qui è così”.</p>
<p style="text-align:justify;">Maman Cécile mi ha raccontato che suo figlio ha avuto la meningite da piccolo, durante una piccola epidemia. Lo ha portato in ospedale, dove sia lui che gli altri bambini malati dovevano ricevere la terapia ad orari ben precisi, compresa la notte. Soltanto che nessuno si presentava mai per dare la terapia e quando Maman Cécile andava ad avvisare, gli infermieri si scocciavano e le dicevano che non poteva dir loro cosa fare soltanto perché anche lei è un’infermiera. Alla fine Maman Cécile prendeva i il materiale ed eseguiva da sola l’iniezione su suo figlio, ma era obbligata ad essere sempre presente.  Tra i malati di meningite in quell’ospedale, suo figlio è stato l’unico a salvarsi …</p>
<p style="text-align:justify;">Sempre Maman Cécile mi ha raccontato anche che in un altro ospedale era arrivato da poco un nuovo medico responsabile, il quale, non avendo molti soldi, aveva escogitato un piccolo, ma geniale piano: aveva acquistato uno scatolone di gessi e li aveva regalati alla scuola li vicino, così, per ringraziarlo, gli alunni avevano passato il fine settimana a strappare le erbacce all’interno delle camere di degenza. Poi aveva fatto fare dei letti decenti e stava cominciando ad acquistare anche qualche materasso. Nel giro di un paio di mesi la gente che veniva a farsi curare, nonostante tutti gli ospedali in Congo siano a pagamento, era raddoppiata. Il dottore acquistò della vernice e fece ritinteggiare le mura e cominciò ad esigere più pulizia all’interno delle camere e ad ogni mese l’ospedale registrava in media 4 nuovi casi; la gente veniva dai villaggi vicini a farsi curare.</p>
<p style="text-align:justify;">Peccato che, alla visita di ispezione, il medico di distretto abbia deciso che, col suo atteggiamento e con il suo <em>sperpero di denaro</em>, il medico avesse messo in cattiva luce tutti gli altri ospedali, che avevano perso i loro pazienti. E quando le pressioni diventarono insopportabili, il medico piantò tutto e se ne andò, arrendendosi, come ogni persona che ha voglia di migliorare questo Congo è spinta a fare.</p>
<p style="text-align:justify;">E così, durante il viaggio di ritorno di questa dura missione, al confine tra il Kasai Occidentale e il Bandundu, la scena si ripete per l’ennesima volta: mentre un funzionario richiede la sua mazzetta per il timbro (lo stesso funzionario con il quale avevamo già largamente discusso all’andata), un soldato dietro di me, con la stessa semplicità con la quale da ragazzini si dialogava su chi pisciasse più lontano, domanda ad un collega quale infrazione possono inventarsi per spillarci qualche soldo. E ad incorniciare questa bella scenetta di onestà, un soldato visibilmente ubriaco attende che il sole sia tramontato e poi cala la bandiera del Paese.</p>
<p style="text-align:justify;">E mentre Joel mi fa segno di togliermi il cappello di fronte alla bandiera congolese, prima che qualche poliziotto trovi un pretesto per inventarsi una multa, mi ritrovo a trattenermi dal ridere e dal piangere allo stesso tempo. Se rubi soldi al Paese va bene; se indossi una divisa, ti sbronzi e violenti una donna, nessuno dice niente; se in cambio di denaro lasci passare camion sovraccarichi che si schianteranno e causeranno la morte di decine di persone, nessuno se la prende. Però cazzo, se non ti levi il cappello mentre calano la bandiera del Paese, allora sono tutti d’accordo sul fatto che meriti una bella multa.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo è il Congo: un misto di ipocrisia, corruzione, avidità e menefreghismo. E che cosa speriamo di ottenere veramente, io non lo so più.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5126.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-985" title="IMG_5126" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5126.jpg?w=614&#038;h=409" alt="" width="614" height="409" /></a></p>
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		<title>2010-27-11 Falsi pretesti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 13:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ultimi giorni sono stati parecchio intensi. Una volta arrivati a Tshikapa abbiamo preso contatto con le autorità del posto, che ovviamente erano già a conoscenza dell’arrivo di un mzungu, che in realtà qui chiamano Mutoke. Abbiamo cominciato ad indagare presso il centro di cure della città, per quantificare il numero di persone che vengono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=969&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Gli ultimi giorni sono stati parecchio intensi. Una volta arrivati a Tshikapa abbiamo preso contatto con le autorità del posto, che ovviamente erano già a conoscenza dell’arrivo di un <em>mzungu</em>, che in realtà qui chiamano <em>Mutoke</em>. Abbiamo cominciato ad indagare presso il centro di cure della città, per quantificare il numero di persone che vengono espulse dall’Angola e che si riversano nei diversi villaggi della zona di Kamonia, ma con nostra sorpresa abbiamo scoperto che a Tshikapa non avevano alcuna informazione precisa al riguardo e che, a quanto pare, a Kamako c’è un’ONG locale il cui responsabile si rifiuta di condividere i dati con le autorità e ne approfitta per gonfiare le cifre in modo da farsi inviare aiuti, che intasca per se. Nulla di così incredibile…</p>
<p style="text-align:justify;">Già a Tshikapa quasi ogni abitazione, che non sia una catapecchia, ha le mura dipinte di colori vivaci e l’icona dei diamanti in bella mostra; l’albergo stesso in cui alloggiamo si occupa anche di compravendita di diamanti. A quanto pare questa è una zona ad altissimo traffico di pietre preziose, ma le conseguenze che questa disperata ricerca al diamante comporta le comprenderò soltanto nei giorni futuri.</p>
<p style="text-align:justify;">Il mattino successivo, prima di partire, faccio un cambio di denaro<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5107.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-972" title="IMG_5107" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5107.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a> perché abbondiamo di dollari, mentre i franchi cominciano a scarseggiare. Arriva in hotel un signorotto ben pasciuto con un sacco pieno e in pochi istanti piazza sul tavolo una collina di banconote. Io e Joel cominciamo a contare, mentre il tizio rimane li a guardare annoiato. Lui ci è abituato, ma contare 900 mila franchi in banconote da 500 non è mica così immediato…</p>
<p style="text-align:justify;">Finita la transazione, carichiamo tutti i kit personali sulle jeep e partiamo per Kamonia. Il viaggio dura qualche ora su una strada non stupenda, ma nemmeno terribile come quella per arrivare a Tshikapa. Kamonia è il villaggio che dà il nome all’intera ZS (Zone de Santée) ed è l’ultimo centro prima della grande riviera che ci separa dai villaggi di frontiera, quelli in cui si riversano tutti gli espulsi dall’Angola.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche in questo caso, la prima attività al nostro arrivo è quella di visitare le autorità del villaggio. Ogni volta che arriviamo in un nuovo centro dobbiamo recarci da loro, oliare bene la lingua e cominciare a leccargli il culo. Dobbiamo spiegare quello che siamo venuti a fare e gli spostamenti che seguiranno nei prossimi giorni; ogni volta esibiamo i nostri mandati ufficiali in cui si dichiara che lavoriamo per MSF e che abbiamo l’autorizzazione ufficiale di passare liberamente, ma ogni volta qualcuno trova un pretesto, o un’ipotetica irregolarità, con la semplice scusa di spillarmi un po’ di soldi. Quando porgo il mio mandato al signore di fronte a me, lui comincia a leggerlo con finto interesse; poi lo copia, trascrivendolo tutto, virgola per virgola. Io ne ho diverse copie in realtà, ma se non domandano non le consegno. È una mia piccola vendetta nei loro confronti; che ci mettano pure un quarto d’ora a trascrivere il tutto!! Come da copione il tizio comincia a dire che manca il nome di chi l’ha redatto e che non va bene; io gli faccio notare che forse gli è sfuggito, ma è scritto in stampatello proprio sopra la firma; lui guarda meglio, poi annuisce e continua a osservare cercando un altro appiglio. “Il tempo non è specificato correttamente”, e io “c’è scritto meno di due mesi, mi sembra abbastanza chiaro. In ogni caso siamo soltanto di passaggio a Kamonia, domani mattina ripartiamo verso Kamako”. A questo punto mi chiede il passaporto; glielo consegno e comincia ad osservarlo; diversi minuti… poi decide che deve trascrivere i dati, per mia sicurezza, così può tenere a mente che sono nella ZS di Kamonia. “Certo” gli rispondo io con un sorriso cordiale “immagino che sarà difficile tenere a mente tutti i mzungu che passano di qua”; Michel nasconde un sorriso e mi tira un calcio sotto al tavolo, mentre io continuo a sorridere come se avessi detto una gran cortesia. Il tizio annuisce ancora e continua a scrivere; se non è scemo lo nasconde proprio bene…</p>
<p style="text-align:justify;">Questa trafila è eterna. Sempre. E si ripete ad ogni grande villaggio. La mia cortesia e la mia pazienza di fronte a gente così, inizia a volgere al termine; sappiamo tutti benissimo dove sta cercando di arrivare; preferirei che lo dicesse subito invece di passare per deficiente cercando motivazioni inesistenti, così io potrei rispondergli che non vedrà alcun soldo uscire dalla mia tasca per posarsi nella sua mano e che siamo passati da lui soltanto per pura cortesia, perché il foglio che ha sotto gli occhi è firmato da qualcuno con più autorità di lui. Ma in Congo i tempi brevi sono un’utopia e questi burocrati non hanno niente da fare tutto il giorno, per cui possono prendersela con grande calma.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre osserva il visto sul mio passaporto il piccolo genio trova un’altra pecca: “ il visto dice che la validità del tuo soggiorno è di sei mesi, ma non c’è scritta la data di scadenza”. Finto sorriso di cortesia e rispondo “c’è la data in cui è stato validato e dice che ha valore di sei mesi, vede qui? Luglio 2010. Ora, se contiamo sei mesi, conti insieme a me, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre e Gennaio. Mi creda, è molto chiaro. È stato controllato all’aeroporto, a Kinshasa e in tutti i posti di blocco da Kinshasa fino a qui; il mio passaporto non ha nulla che non va”.</p>
<p style="text-align:justify;">A questo punto, grazie al cielo, si arrende e afferma che tutti i documenti sono in regola (<em>ma va?!</em>), ma prima di riconsegnarmeli, cala il sipario e domanda: “bene…e una piccola bevanda a questo funzionario non gliela vuole offrire?” Non guardo Michel, perché nel linguaggio non verbale di MSF, se in una situazione del genere un espatriato guarda un collega congolese, significa che ha bisogno di aiuto, mentre io non vedevo l’ora che questa domanda arrivasse. “Signore” gli rispondo con tono grave “la mia presenza qui è dedicata al bene della comunità. Offrirle da bere sarebbe una grave offesa per tutto il resto delle persone per le quali sono qui.” Lui annuisce e mi porge i documenti ed io trionfante li infilo nello zaino; poi ci congediamo e torniamo verso l’hotel. Michel se la ride ancora; anche io sorrido con lui, ma la verità è che non ne posso più di questo tipo di gente…</p>
<p style="text-align:justify;">Nel pomeriggio ci rechiamo all’ufficio centrale, responsabile della salute in tutta la ZS, e raccogliamo qualche dato. In questa missione abbiamo diversi mandati: il primo, e più importante, è quello di valutare le cifre reali (per quanto sia difficile considerarle davvero attendibili) degli espulsi dall’Angola e soprattutto le condizioni nelle quali i congolesi in Angola vengono identificati, arrestati ed espulsi e nelle quali vivono in seguito al loro rientro forzato in Congo. Come seconda cosa, dobbiamo confermare la presenza di un’epidemia di morbillo, in quanto ci sono arrivate notizie contrastanti, e dulcis in fundo eseguiremo una breve valutazione di ogni struttura sanitaria nei vari villaggi, o Aire de Santée (AS), che visiteremo. Normalmente l’ufficio centrale, o Bureau Centrale de la Zone de Santée (BCZS), raccoglie tutti i dati di tutte le AS di sua competenza, per cui è un ottimo punto di partenza per il nostro lavoro. Qui infatti ci riferiscono che le cifre dei rifugiati non sono così elevate come annunciato dai giornali, ma che diversi casi di morbillo sono realmente presenti in molti dei villaggi della ZS. Prendiamo nota, ringraziamo, facciamo qualche foto alla mappa della ZS e poi andiamo a valutare l’ospedale generale, che si rivela la solita struttura inadeguata con i soliti problemi: sala operatoria presente ma senza elettricità; sterilizzatrice inutilizzata, sempre a causa della mancanza di elettricità; farmacia totalmente vuota; latrine luride; inceneritore in condizioni pessime; totale mancanza d’acqua e di disinfettanti e nessun metodo per lo smaltimento dei rifiuti organici.</p>
<p style="text-align:justify;">Compiliamo le varie schede di valutazione, ringraziamo e torniamo in hotel. Passiamo la serata a redigere il rapporto quotidiano da inviare alla coordinazione e a stabilire gli spostamenti per la giornata successiva; poi, a notte fonda, andiamo finalmente a dormire.</p>
<p style="text-align:justify;">Domani attraverseremo il fiume e ci dirigeremo verso i villaggi di frontiera.</p>
<p><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5061.jpg"><img class="size-full wp-image-974 aligncenter" title="IMG_5061" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_5061.jpg?w=614&#038;h=409" alt="" width="614" height="409" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><img src="/Desktop/IMG_5061.JPG" alt="" /></p>
<p style="text-align:justify;"><img src="/Desktop/IMG_5061.JPG" alt="" /></p>
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		<title>2010-11-18 Akuna Matata</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 14:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[La notte, o quel che ne rimaneva, è passata rapidamente, ma quando The Sound of Silence, dal mio telefono, mi annuncia che sono le 6.00, non mi sento certo riposato. Comunque sono quasi sollevato che il giorno sia già alle porte perchè l’oscurità ha portato con se soltanto incubi in cui ho rivissuto le ore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=962&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La notte, o quel che ne rimaneva, è passata rapidamente, ma quando <em>The Sound of Silence</em>, dal mio telefono, mi annuncia che sono le 6.00, non mi sento certo riposato.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque sono quasi sollevato che il giorno sia già alle porte perchè l’oscurità ha portato con se soltanto incubi in cui ho rivissuto le ore del giorno precedente. La mente ed il subconscio mi hanno riproposto decine di volte il viso di quel padre disperato che chiede di salvare almeno il suo bambino; ricordo distintamente degli echi, che nel sogno chiedevano aiuto e, mentre io ripetevo ostinatamente di salvare soltanto i salvabili, tutti, morti e feriti, si sollevavano dalla terra e con i loro arti penzolanti mi chiedevano: “sono salvabile”? Ad un certo punto, nel dormiveglia, ho addirittura avuto l’impressione che qualcuno sfiorasse le lenzuola.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, la sveglia è stata quasi una liberazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando esco dalla camera il resto dell’équipe è già al lavoro, come al solito. Insiem<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4934.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-965" title="IMG_4934" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4934.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>e a Joel scriviamo la mail da inviare alla coordinazione, contenente il rapporto delle attività del giorno precedente; poi, mentre lui e l’équipe di supporto, arrivata ieri sera, si dirigono verso l’ospedale, io mi occupo delle attività di amministrazione e finanza, che in questo caso consistono nel classificare tutte le ricevute e le uscite di denaro fino ad ora, compreso il pagamento dell’hotel. È un’attività che detesto, soprattutto perchè mi costringe a custodire e maneggiare il denaro dell’intera missione, che supera i 10 mila dollari. Non è certo uno scherzo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Verso le 9.30 ci rimettiamo in marcia verso Kikwit ma, considerato che i villaggi sulla strada diventeranno sempre più sporadici, ne approfittiamo per acquistare qualche casco di banane, un po’ di arachidi e la <em>shikwane</em>, una sorta di “pasta” molto simile al Fou Fou, che mangiata da sola non sa di nulla.</p>
<p style="text-align:justify;">Dimenticare la giornata di ieri diventa difficile perchè, ogni volta che incrociamo un camion sovraccarico, le immagini riprendono forma nella mia mente. Mi rendo conto che mi ci vorrà del tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">Un incidente, di norma, è un evento casuale e la sua dinamica è abbastanza unica, ma questo tipo di incidenti fanno eccezione (figuriamoci se il Congo non faceva eccezione anche in questo) e sono aumentati in seguito all’avvento dell’asfalto. Gli autisti non sono abituati all’asfalto, per cui conducono a velocità spropositate, soprattutto considerando le condizioni dei camion e lo sforzo al quale i freni sono sottoposti a causa del carico eccessivo. In più, la strada attraversa i villaggi, o meglio i villaggi sono sorti ai bordi della strada, ed ogni volta che ci si avvicina ad un centro abitato, il rischio che una capra, una gallina, un maiale (quelli a quattro zampe ovviamente) o qualche altro animale si getti sotto le ruote è davvero elevato.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosi’, quello che doveva essere un punto di svolta per quest’area, e per il paese intero, è diventato la causa di una carneficina che va avanti ormai da circa 3 anni. I 40 morti e i 40 feriti di ieri sono soltanto un frangente in cui, casualmente, la nostra jeep passava di là ed io ho preso coscienza della situazione. Un altro problema irrisolto del Congo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4937.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-964" title="IMG_4937" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4937.jpg?w=244&#038;h=173" alt="" width="244" height="173" /></a>Verso le 13.00 arriviamo a Kikwit, che si rivela un villaggio immenso, praticamente una città, disposta su colline verdissime e con un lago a valle. Vista da lontano è uno spettacolo magnifico ma, una volta sulla strada principale, lo spettacolo è sempre lo stesso: polvere, terra, baracche, gente dovunque e traffico spropositato. Ci fermiamo ad acquistare il carburante e facciamo scorta di materie prime: sapone, acqua, carta igienica (con uno strato solo purtroppo), zucchero, sale, the. Sono costretto a contare il denaro chiuso in macchina, con la gente che si accalca sul finestrino chiedendo l’elemosina, ma fortunatamente la gente conosce MSF perchè nel 2004 c’è stata una grande vaccinazione contro la Febbre Tifoide ed hanno un minimo di riguardo. Nessuno sfonda il vetro per rubarsi il denaro insomma.</p>
<p style="text-align:justify;">Mangiamo un po’ di Fou Fou in fretta e poi ripartiamo.</p>
<p style="text-align:justify;">La strada asfaltata durerà ancora per qualche decina di chilometri, per cui decido di rilassarmi un po’ e, grazie all’Ipod, mi isolo dai discorsi di Mbaki e Joel, che comunque non capirei perchè sono in Lingala. E mentre il paesaggio persiste nella sua magnifica esplosione di verde, sulle note di The Scientist, qualcosa mi si sblocca dentro e le lacrime arrivano prepotenti, tanto per cambiare nel momento meno opportuno. Rimango voltato verso il finestrino e, mentre cerco di nascondere i singulti, lascio uscire giusto quelle impossibili da trattenere; poi, un po’ scocciato, cerco di darmi un contegno e soprattutto cambio canzone.</p>
<p style="text-align:justify;">Mezz’ora dopo la pacchia finisce e comincia la strada sterrata, terribile come solo una strada congolese, perennemente violentata dai camion, puo’ essere. Ci ritroviamo in mezzo al niente su una strada che sembra non portare in nessun posto, con soltanto colline, prati e chiazze d’alberi intorno a noi e, come da copione, entrambe le macchine si impantanano dopo qualche chilometro.</p>
<p style="text-align:justify;">Perdiamo tempo, decisamente troppo, per tentare di liberarle. Spaliamo sabbia, spingiamo e tiriamo, ma la soluzione non pare vicina, mentre il tramonto ci è già addosso. In Congo non esiste la sera; ti accorgi che sta facendo buio e cinque minuti dopo non vedi a due passi di distanza. Cosi in un attimo siamo nell’oscurità, con i fari delle auto e la mia torcia elettrica come uniche luci. Per fortuna anche la sfiga segue regole più o meno precise e, soprattutto, sembra avere un limite, infatti, dopo un tempo che non saprei quantificare, riusciamo a venirne fuori. La strada è terribile, il buio peggiora la situazione e la stanchezza non aiuta, cosi’, quando incappiamo in un villaggio (quattro capanne in mezzo alla savana), decidiamo di fermarci per la notte. Tiriamo fuori il telefono satellitare e avvisiamo la base di Kinshasa, poi ceniamo con qualche banana e un Mango. Infine tiro fuori una coperta e mi sistemo sui sedili della jeep. A parte maman Cécile, che dorme nell’altra jeep, Michel, Mbaki e Joel dormiranno nelle capanne qui attorno. Io questa sera preferisco restare in un posto in cui ragni e serpenti non riescono ad arrivare, forse.</p>
<p style="text-align:justify;">Domani proseguiremo; partenza alle 6.00. Mi resta soltanto da scoprire cosa sognero’ questa notte.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4944.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-963" title="IMG_4944" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4944.jpg?w=614&#038;h=409" alt="" width="614" height="409" /></a></p>
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		<title>17/11/2010 Sangue, Carne, Ossa e Terra</title>
		<link>http://1mzungu.wordpress.com/2011/01/06/17112010-sangue-carne-ossa-e-terra/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 14:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[AVVERTENZE: Dopo il rientro dalla vaccinazione di Sakania sono rimasto a Kinshasa per un paio di settimane; in quel periodo sono stato poco bene, come molti di voi già sanno e non ho scritto alcun articolo. Nel frattempo abbiamo ricevuto notizie sull&#8217;aggravarsi delle espulsioni dei congolesi dall&#8217;Angola verso il Kasai Occidentale, cosi&#8217; abbiamo organizzato una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=941&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">AVVERTENZE:</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Dopo il rientro dalla vaccinazione di Sakania sono rimasto a Kinshasa per un paio di settimane; in quel periodo sono stato poco bene, come molti di voi già sanno e non ho scritto alcun articolo. Nel frattempo abbiamo ricevuto notizie sull&#8217;aggravarsi delle espulsioni dei congolesi dall&#8217;Angola verso il Kasai Occidentale, cosi&#8217; abbiamo organizzato una missione di valutazione per osservare la situazione di persona. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Lungo la strada abbiamo prestato soccorso ai feriti di un incidente e questo è il racconto di quella giornata. E&#8217; un racconto un po&#8217; crudo e le foto lo sono ancora di più. Sconsiglio alle persone sensibili, o impressionabili o come caspita si dice, di guardare le immagini, che ho posizionato volutamente in fondo alla pagina e non tra le righe del testo, come invece faccio di solito. Per favore, non sottovalutate questo avvertimento.</em></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">La prima parte del viaggio per il Kasai Occidentale, fino a Kikwit, doveva essere la migliore. Strada asfaltata (miracolo c<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/mappa-rdcongo1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-955" title="mappa rdcongo" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/mappa-rdcongo1.gif?w=288&#038;h=300" alt="" width="288" height="300" /></a>inese)e paesaggio magnifico, composto da una costellazione di colline con decine di tonalità di verde e temperatura ottimale grazie alla pioggia della notte. Per un istante mi concedo anche il lusso di sonnecchiare, coccolato dall’aria sul viso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma all’improvviso la voce di Mbaki mi sveglia. In lontananza si intravvede un camion rovesciato e diverse persone sulla strada. Li per li non mi preoccupo molto ; anche mentre andavo verso Muhanga ho incrociato la stessa situazione ma non c’era alcuna vittima, nè feriti ; l’unica cosa che penso è « a quanto pare è un fenomeno ricorrente » . Una volta raggiunto il punto dell’incidente, pero’, mi rendo conto che devo smetterla di paragonare ogni situazione con quello che ho vissuto a Muhanga…</p>
<p style="text-align:justify;">La prima immagine che il mio cervello registra è quella di un uomo a terra, coperto di terra e polvere, rannicchiato in posizione fetale, con il cranio sfondato e materia cerebrale sparsa tutto intorno. Quando alzo lo sguardo, davanti ai miei occhi c’è una catastrofe. Corpi sui bordi della strada, sangue dovunque, gente che grida e piange, bambini seduti accanto ai corpi delle madri morte, altri morti insieme alle madri, sguardi persi nel vuoto, sia quelli delle vittime che quelli dei superstiti.</p>
<p style="text-align:justify;">Fermiamo la jeep e, via radio, avvertiamo immediatamente la base, che ci autorizza a prestare immediato soccorso ; quindi ci avviciniamo alla folla ed effettuiamo una valutazione rapida della situazione. A prima vista la stima delle persone coinvolte é di una settantina ; il camion proveniva da Kinshasa, come noi, ed era diretto a Kikwit, come noi. Il cassone era colmo di merce e sulla merce , ammassate, c’erano circa un centinaio di persone. L’autista conduceva ad alta velocità quando ha perso il controllo e la gente è stata proiettata dovunque.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci dicono che il primo ospedale è a 7 chilometri dal punto dell’incidente, per cui insieme a Joel scarichiamo velocemente una delle macchine per trasportare il maggior numero possibile di feriti. Quando facciamo spostare la folla lo spettacolo è macabro. La gente sta cercando di ammassare i sopravvissuti in un’unica zona, per cui sono tutti gettati nella terra, grandi e piccoli, gravi e meno gravi. La maggioranza ha delle fratture esposte degli arti, amputazioni, traumatismi, escoriazioni e fratture non esposte.</p>
<p style="text-align:justify;">A questo punto guardo Joel e pronuncio la frase che prima o poi, in questo tipo di lavoro, ero certo che sarei stato costretto a dire ad alta voce: “prendete solo i salvabili”.</p>
<p style="text-align:justify;">Facciamo un rapido triage, mentre la folla cerca di sollevare i propri cari per esser certi che li caricheremo sulla vettura. Dopo qualche minuto l’auto è piena di gente ammassata come sacchi di patate, col sangue che cola verso il portellone posteriore fuoriuscendo dalle fratture e dalle varie ferite. Il mio sguardo si posa su un bambino ancora nella terra. La gamba destra è quasi del tutto amputata, ma amputata non è nemmeno il termine esatto perchè non c’è un taglio netto; più che altro è strappata, con un&#8217;esile striscia di pelle che la tiene ancora vagamente collegata al corpo; quella sinistra ha una frattura di tibia esposta, ed anche il polso sinistro è fratturato. Il cranio è per metà scoperchiato in una lesione che parte dall’occhio destro e si allunga fin dietro la testa. La pelle penzola, arrotolata come la carta di una pergamena. Accanto a lui c’è la madre, anche lei in condizioni estreme e altrettanto coperta di terra e sangue. Respirano entrambi, anche se il movimento del torace è tutt’altro che ritmico. Il marito si avvicina piangendo e mi supplica di prendere almeno uno dei due, di non lasciarli morire entrambi. Guardo il bambino, guardo la jeep piena, poi guardo Cécile che dice soltanto « il va mourir »; per la madre non c’è posto, come per nessun altro adulto, ma un angolino per il bambino lo possiamo trovare ; cosi con Joel lo raccogliamo da terra e lo adagiamo con gli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi ci arrampichiamo nella parte posteriore della camionetta, in bilico sul gradino più esterno e aggrappati alle assi del tetto, e Mbaki parte a tutta velocità. Abbandoniamo la strada asfaltata dopo poche centinaia di metri e mantenere l’equilibrio diventa difficilissimo, tanto piu’ che il portellone posteriore mi sbatte tra le costole ad ogni fossa, curva o dosso. Il bambino che abbiamo caricato per ultimo è proprio sotto i miei occhi e distogliere lo sguardo è impossibile. L’unico aspetto che mi rassicura è sentirlo piangere; vuol dire che ha ancora un po’ di energia, ma la sicurezza viene meno abbastanza in fretta perchè il piccolo smette di farlo un istante dopo. Controllo che sollevi il torace mentre mi ripeto freneticamente “non morire, non morire, non morire” come se fosse una filastrocca, ma per lunghi istanti il torace rimane immobile. Quando inizio a rassegnarmi pero’, lui dà un colpo di tosse e ricomincia a piangere. Ma la cosa non mi fa sentire meglio, perchè nel guardare le sue condizioni è evidente che, anche se dovesse sopravvivere, rimarrà per sempre storpio e sfigurato e non so se davvero dentro di se ringrazierà mai di essersi salvato.</p>
<p style="text-align:justify;">Appena entriamo nel piazzale dell’ospedale Joel ed io ci lanciamo giù dalla macchina e, mentre Mbaki fa manovra, cerchiamo di far spostare la folla che già si è ammassata. Quando entriamo nella stanza principale dell’ospedale le speranze si affievoliscono ancor più, allorchè constatiamo che non ci sono letti, non c’è materiale e regna il caos. Parliamo velocemente con il direttore dicendogli che metteremo i feriti per terra perchè dobbiamo assolutamente tornare a prendere gli altri, lui ci fa un breve, anzi brevissimo, elenco del materiale di cui dispongono e poi torniamo alla macchina con una brandina. Joel sale sul retro e prende una donna sotto le braccia, poi mi fa segno di dargli una mano. Istintivamente dirigo le mani verso i piedi della donna, ma un attimo prima di afferrarli mi rendo conto che entrambe le caviglie sono spezzate, la pelle è totalmente maciullata, le ossa appuntite sporgono dalle ferite e i piedi sono piegati in posizioni decisamente innaturali. « Ok » penso, « meglio se afferro un po’ più su ». Questo è l’unico pensiero che mi impongo; totalmente stupido ed evidente, ma ho bisogno di rimanere con la testa sul posto, lucido, perchè nell’aria c’è un senso di disperazione generale che rischia di schiacciarmi.</p>
<p style="text-align:justify;">Afferro le gambe e trasciniamo la donna sulla brandina ; « alla faccia di collari e barelle spinali » è il secondo pensiero ridicolo che la mia mente partorisce. Non ho tempo di pensare che la carne che sto trasportando è un essere umano in condizioni gravissime; cerco di fuggire dalla visione generale della situazione, concentrandomi sull’atto immediato che sto eseguendo. E’ l’unica soluzione che trovo per rimanere esteriormente calmo. Continuiamo a trasportare i feriti e ad adagiarli sul pavimento dell’ospedale, che in breve tempo diventa un lago di sangue; poggiamo in un angolino il corpo di una bambina morta durante il tragitto, mentre la gente intorno a noi piange e intona canti di cordoglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta finito, la jeep sembra un essere vivente con una ferita atroce, che perde fiumi di sangue dal portellone posteriore.</p>
<p style="text-align:justify;">Joel fa un rapido calcolo dei kit che abbiamo a disposizione e del materiale che possiamo donare all’ospedale, poi ripartiamo verso il luogo dell’incidente.</p>
<p style="text-align:justify;">« Dovresti fare delle foto » mi dice Joel, « è importante ». In tutta onestà è l’ultima cosa che vorrei fare in questo momento, ma mi rendo conto che ha ragione.</p>
<p style="text-align:justify;">Denunciare la follia che sta dietro a questo incidente è fondamentale, almeno per il mandato di MSF. Ogni giorno, centinaia di persone senza altra possibilità di spostarsi da e per Kinshasa, dove vendono i loro prodotti al mercato, accettano di viaggiare su camion già sovraccarichi, ben consapevoli del rischio che questo comporta. E il governo congolese non ha nessun interesse a fermare questa carneficina. Ogni volta che la polizia di Kenge ferma un camion sovraccarico, arriva qualcuno più alto in grado che lo fa ripartire, perché un camion più è carico e più guadagno fornisce.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando arriviamo, tiro fuori la macchina fotografica e mi guardo intorno; non credo che da noi nessuno gradirebbe se si facessero delle fotografie ai propri cari appena morti in un incidente terribile, ma mi rendo conto che la gente qui non dice nulla; non sembra nemmeno interessata, anzi, mi fanno spazio e mi indicano dove sono le vittime.</p>
<p style="text-align:justify;">Le mani mi tremano violentemente; per riuscire a scattare mi rannicchio e poggio i gomiti sulle ginocchia. Ad ogni foto che scatto, l’immagine immortalata si imprime nella mia testa; il sangue, quelle posizioni innaturali, quegli occhi che guardano oltre, rimane tutto li, registrato nella mia testa. Mentre fotografo una fila di bambini senza vita mi dico che è tutto finto, che tra poco si alzeranno e torneranno a casa, magari anche un po’ scocciati di dover andare a piedi, ma contenti di essere vivi. Ovviamente non accade e quegli occhi rimangono spenti e fissi nel vuoto, o nell’immensità, chi può dirlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Tornati all’ospedale portiamo nuovamente i feriti all’interno; i nostri vestiti grondano sudore e sangue e la gente che si accalca intorno a noi rende tutto più difficile. Una donna sdraiata sul pavimento afferra i miei pantaloni e mi fa segno con la testa, come per dire “guarda la mia mano”; ma c’è poco da guardare…dove ci dovrebbe essere la sua mano c’è soltanto sangue e poltiglia. Cerco di dirle di stare calma, lei molla i miei pantaloni e mi allontano il più in fretta possibile.</p>
<p style="text-align:justify;">I primi feriti, i più gravi, vengono trasportati nella sala operatoria, che è una semplice stanza con due letti di ferro. Si eseguono due interventi contemporaneamente, uno accanto all’altro e tutto intorno, sul pavimento, giacciono gli altri feriti che verranno operati successivamente. Sempre a terra, accanto ai lettini, ci sono piedi amputati in un tappeto di sangue. La sala operatoria è affollata, ci sono almeno 10 persone che cercano di arrangiarsi con il nulla di cui dispongono.</p>
<p style="text-align:justify;">Sta calando velocemente la sera e l’ospedale, nonostante disponga di un generatore, non ha il carburante per azionarlo. Così rovisto nel budjet che ho l’incarico di custodire per la missione in Kasai e mando Michel a cercare il carburante.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunichiamo a Kinshasa il materiale di cui abbiamo bisogno e ci dicono che stanno già preparando il tutto e che 3 persone sono pronte a partire.</p>
<p style="text-align:justify;">A questo punto quello che potevamo fare lo abbiamo fatto, per cui cerchiamo un hotel in cui passare la notte ed aspettare l’équipe in viaggio. Mentre scarico il mio kit personale, Michel mi guarda con aria preoccupata e mi chiede se sto bene; rispondo distrattamente di si e faccio per andarmene, ma lui mi si piazza davanti e ripete la domanda. Mi guarda; lo guardo; lui guarda le mie mani; le guardo anche io e mi rendo conto che sto ancora tremando. Gli ripeto che sto bene e che starò meglio quando mi sarò tolto i vestiti e l’odore del sangue se ne sarà andato dalle narici, poi gli sorrido cercando di cacciare le lacrime, lui mi da una pacca sulla spalla e mi lascia passare.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta in camera mi spoglio e butto i vestiti fuori dalla stanza, poi mi mi getto una secchiata d’acqua gelida addosso e mi strofino energicamente. L’odore mi rimarrà nel naso e nella mente per molte ore ancora. Poi mi butto sul letto e, nel buio e nel silenzio, la diga si infrange e tutte le emozioni che ho cercato di reprimere durante le ultime ore mi crollano addosso. Vorrei piangere,  spaccare qualcosa, urlare, fare qualsiasi cosa che mi aiuti a scaricare la tensione; ma non faccio altro che stare sdraiato a guardare il vuoto, immaginando di poter gettare un rapido sguardo sull&#8217;<em>oltre</em>, come tutti quelle vittime hanno fatto oggi. Non so per quanto tempo sono rimasto li&#8217;; l&#8217;<em>oltre</em> non l&#8217;ho visto, ma alla fine, stremato, mi sono addormentato.</p>
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<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>IMMAGINI RISERVATE AD UN PUBBLICO ADULTO</strong></span></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4872.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-944" title="IMG_4872" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4872.jpg?w=614&#038;h=409" alt="" width="614" height="409" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4874.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-945" title="IMG_4874" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4874.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4883.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-947" title="IMG_4883" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4883.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4897.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-950" title="IMG_4897" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4897.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4909.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-951" title="IMG_4909" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4909.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4908.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-952" title="IMG_4908" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4908.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4911.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-953" title="IMG_4911" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4911.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/1mzungu.wordpress.com/941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/1mzungu.wordpress.com/941/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=941&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">mappa rdcongo</media:title>
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		<title>2010 in review</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 09:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tirando le somme]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ho ricevuto un bel resoconto dell&#8217;attività del mio blog per l&#8217;anno 2010 e, visto che il contenuto coinvolge anche voi lettori, ho pensato che fosse d&#8217;obbligo mostrarvelo. Purtroppo è in inglese, non tutti forse capiranno alla perfezione (ma per fortuna esiste il traduttore online per i meno esperti di lingue) ma il succo è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=936&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Oggi ho ricevuto un bel resoconto dell&#8217;attività del mio blog per l&#8217;anno 2010 e, visto che il contenuto coinvolge anche voi lettori, ho pensato che fosse d&#8217;obbligo mostrarvelo. Purtroppo è in inglese, non tutti forse capiranno alla perfezione (ma per fortuna esiste il traduttore online per i meno esperti di lingue) ma il succo è che questo blog ha una vita attiva, sia per quanto riguarda gli aggiornamenti da parte mia, che per l&#8217;interesse da parte vostra. Grazie a tutti quindi, perché riempiendo 15 Boeing 747 è un po&#8217; come se aveste viaggiato insieme a me.</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora grazie, e buon 2011 a tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p>The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here&#8217;s a high level summary of its overall blog health:</p>
<p><img style="border:1px solid #ddd;background:#f5f5f5;padding:20px;" src="http://s0.wp.com/i/annual-recap/meter-healthy5.gif" alt="Healthy blog!" width="250" height="183" /></p>
<p>The <em>Blog-Health-o-Meter™</em> reads Wow.</p>
<h2>Crunchy numbers</h2>
<p><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2008/11/dsc02376.jpg"><img style="max-height:230px;float:right;border:1px solid #ddd;background:#fff;margin:0 0 1em 1em;padding:6px;" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2008/11/dsc02376.jpg?w=288" alt="Featured image" /></a></p>
<p>A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers.  This blog was viewed about <strong>6,300</strong> times in 2010.  That&#8217;s about 15 full 747s.</p>
<p>In 2010, there were <strong>27</strong> new posts, growing the total archive of this blog to 56 posts. There were <strong>65</strong> pictures uploaded, taking up a total of 75mb. That&#8217;s about 1 pictures per week.</p>
<p>The busiest day of the year was November 16th with <strong>545</strong> views. The most popular post that day was <a style="color:#08c;" href="http://1mzungu.wordpress.com/633-2/">HOME</a>.</p>
<h2>Where did they come from?</h2>
<p>The top referring sites in 2010 were <strong>waibraimumuhanga.wordpress.com</strong>, <strong>lariserva.forumcommunity.net</strong>, <strong>facebook.com</strong>, <strong>mail.tiscali.it</strong>, and <strong>wikio.it</strong>.</p>
<p>Some visitors came searching, mostly for <strong>1mzungu</strong>, <strong>racconti dal mondo andrea giglio</strong>, <strong>kinshasa 2010</strong>, <strong>fame nel mondo</strong>, and <strong>natura selvaggia</strong>.</p>
<h2>Attractions in 2010</h2>
<p>These are the posts and pages that got the most views in 2010.</p>
<div style="clear:left;float:left;font-size:24pt;line-height:1em;margin:-5px 10px 20px 0;">1</div>
<p><a style="margin-right:10px;" href="http://1mzungu.wordpress.com/633-2/">HOME</a> <span style="color:#999;font-size:8pt;">July 2010</span><br />
18 comments</p>
<div style="clear:left;float:left;font-size:24pt;line-height:1em;margin:-5px 10px 20px 0;">2</div>
<p><a style="margin-right:10px;" href="http://1mzungu.wordpress.com/kinshasa-2010/">KINSHASA 2010</a> <span style="color:#999;font-size:8pt;">August 2010</span></p>
<div style="clear:left;float:left;font-size:24pt;line-height:1em;margin:-5px 10px 20px 0;">3</div>
<p><a style="margin-right:10px;" href="http://1mzungu.wordpress.com/2010/08/17/2010-08-14-laltra-kinshasa/">2010-08-14 L&#8217;altra Kinshasa</a> <span style="color:#999;font-size:8pt;">August 2010</span><br />
4 comments</p>
<div style="clear:left;float:left;font-size:24pt;line-height:1em;margin:-5px 10px 20px 0;">4</div>
<p><a style="margin-right:10px;" href="http://1mzungu.wordpress.com/muhanga-2008/foto/con-altri-occhi/">CON ALTRI OCCHI&#8230;</a> <span style="color:#999;font-size:8pt;">October 2008</span><br />
1 comment</p>
<div style="clear:left;float:left;font-size:24pt;line-height:1em;margin:-5px 10px 20px 0;">5</div>
<p><a style="margin-right:10px;" href="http://1mzungu.wordpress.com/2010/09/24/2010-09-18-bandal/">2010-09-18 Bandal</a> <span style="color:#999;font-size:8pt;">September 2010</span><br />
6 comments</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/1mzungu.wordpress.com/936/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/1mzungu.wordpress.com/936/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=936&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">1mzungu</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://s0.wp.com/i/annual-recap/meter-healthy5.gif" medium="image">
			<media:title type="html">Healthy blog!</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://1mzungu.files.wordpress.com/2008/11/dsc02376.jpg?w=288" medium="image">
			<media:title type="html">Featured image</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>2010-10-27 Ponti in bilico</title>
		<link>http://1mzungu.wordpress.com/2011/01/01/2010-10-27-ponti-in-bilico/</link>
		<comments>http://1mzungu.wordpress.com/2011/01/01/2010-10-27-ponti-in-bilico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 15:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;alba dell’ultimo giorno sorge su Kipusha. Al termine della giornata non si scatenerà l’armaghedon, almeno spero perchè altrimenti tutto il lavoro è stato inutile, ma semplicemente la campagna di vaccinazione della Zone de Santée di Sakania sarà ufficialmente chiusa. In questi giorni abbiamo lavorato in condizioni assurde: seduti sulla terra o su piccoli pezzi di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=928&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">L&#8217;alba dell’ultimo giorno sorge su Kipusha. Al termine della giornata non si scatenerà l’armaghedon, almeno spero perchè altrimenti tutto il lavoro è stato inutile, ma semplicemente la campagna di vaccinazione della <em>Zone de Santée</em> di Sakania sarà ufficialmente chiusa.</p>
<p style="text-align:justify;">In questi giorni abbiamo lavorato in condizioni assurde: seduti sulla terra o su piccoli pezzi d<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4802.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-929" title="IMG_4802" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4802.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>i legno, utilizzando i nostri cartoni come tavoli, sotto un sole più violento di un film splatter e col sudore come compagno inseparabile. Abbiamo percorso chilometri in bicicletta sui sentieri boscosi, carichi di materiale, senza mangiare e bevendo acqua torbida e calda, anche se io questo l’ho evitato; abbiamo fatto i conti con la carenza di materiale data dall’errata valutazione della popolazione che il ministero ci ha fornito e ci siamo ritrovati senza guanti, senza schede di registrazione e senza vitamina A. Ma ci siamo adeguati e il risultato fino ad ora è stato più che buono.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri la mia équipe é rimasta in <em>brousse</em>, cosi da poter vaccinare quest’oggi le ultime persone, mentre io sono rientrato a Kipusha per vaccinare gli ultimi ritardatari. Come spiegavo nei giorni scorsi, ho la fortuna di poter ricoprire qualsiasi ruolo del sito di vaccinazione, per cui posso occuparmi da solo di quei ragazzini che durante la vaccinazione erano dispersi da qualche parte nei boschi a cercare <em>chenilles</em> e che oggi si presentano al dispensario a testa bassa, con la paura di aver perso la possibilità di esser vaccinati.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Les chenilles</em> sono dei vermi. Enormi vermi verdi che assomigliano ai bruchi. A quanto pare qui sono una prelibatezza e,<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4834.jpg"><img class="size-medium wp-image-931 alignright" title="IMG_4834" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4834.jpg?w=261&#038;h=174" alt="" width="261" height="174" /></a> mentre sono assorto nel lavarmi qualche maglietta e nel ripulire le scarpe dal fango, una <em>maman</em> arriva al <em>centre de santée</em> con un secchio pieno. Si mette in un angolino e comincia a “pulirli”. Mi avvicino incuriosito ed osservo l’orrida scena delle sue dita che si chiudono in fondo al bruco, per poi spingere verso la testa, che esplode schizzando budella verdi da tutte le parti. In questo modo il bruco viene letteralmente svuotato di tutte le sue interiora e quello che si mangerà è soltanto la pelle, che comunque ha un gusto tutt’altro che accattivante.</p>
<p style="text-align:justify;">“Quentin Tarantino sarebbe fiero di te”, dico alla donna, che non capisce, ma annuisce solennemente. Rido di gusto e me ne torno a fare il mio bucato.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre strofino e gratto le mie scarpe ripenso a ieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci siamo inoltrati per 28 Km nei boschi, alla ricerca dei villaggi più dispersi. Insieme ad Alex, abbiamo percorso in moto gli stretti sentieri e ci siamo riempiti di lividi e tagli, a causa delle frustate inferte dai rami sui bordi della strada. É stata una giornata difficile, la più difficile da quando sono in Congo, perchè mi sono svegliato con la febbre e la nausea proprio nel giorno più delicato della vaccinazione.</p>
<p style="text-align:justify;">La nostra équipe ci aspettava già al villaggio, così mi sono imbottito di paracetamolo e siamo partiti comunque. In realtà Alex non voleva che andassi ed io per un istante ci ho anche pensato un po’ su, ma poi lui per convincermi ha iniziato a raccontarmi di quanto la strada fosse tremenda e che addirittura c’era un ponticello fatto di rami appoggiati e non fissati tra di loro, dove, per passare, era necessario spingere la moto e fare attenzione a dove si mettevano i piedi.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando si è reso conto che le sue descrizioni mi avevano convinto ad andare, anzichè a rimanere, il suo viso è divenuto il ritratto della confusione, così gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto che per nulla al mondo mi sarei perso un’avventura simile. E poi era dal primo giorno che aspettavo di inoltrarmi nella <em>brousse</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Sulla moto ho evitato di mettere il casco, tanto la velocità di crociera non superava i 10 Km/H; ho appoggiato la testa sulla spalla di Alex ed ho viaggiato più o meno in tranquillità, tolte le frustate da parte della vegetazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo circa un’ora e mezza siamo arrivati al “famoso” ponte ed ho potuto constatare che Alex non aveva per nulla esagerato nella sua descrizione. Fortu<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4795.jpg"><img class="size-medium wp-image-930 alignleft" title="IMG_4795" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4795.jpg?w=277&#038;h=185" alt="" width="277" height="185" /></a>natamente abbiamo incontrato un signore (certo che mica è scontato incontrare qualcuno in mezzo ai boschi) che ha aiutato Alex nella traversata, perchè io mi reggevo a malapena in piedi. Mentre attraversavo dietro di loro, avevo l’impressione di essere in una delle sfide di Ciao Darwin con tanto di voce fuoricampo di Paolo Bonolis, che certamente non avrebbe faticato a trovare qualche comico commento sulla situazione. Il ponte non era alto, né tropo lungo, per cui non è stato difficile attraversarlo a piedi, ma sono certo che Alex, che si è dovuto trascinare la moto, non direbbe la stessa cosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando sono arrivato dall’altra parte, il mio passo pesante e spossato ha spaventato un gruppo di farfalle bianche che si sono alzate in volo, disturbando a loro volta tutte le altre. All’improvviso il ponte e la superficie dell’acqua erano saturi di farfalle bianche che volavano disordinatamente. “Nevica” ho pensato; ma i 43 gradi mi hanno ricordato che era impossibile, nonostante la febbre mi causasse qualche brivido.</p>
<p style="text-align:justify;">Il villaggio non era troppo distante e quando siamo arrivati l’équipe era già al lavoro. Come sempre qualcuno nel gruppo non ha perso l’occasione per decantarmi i problemi del posto senza mascherare troppo le critiche al governo; così mi hanno spiegato che, tra le varie disgrazie, in quel villaggio non esiste la scuola e che la gente è analfabeta. Proprio mentre ricevevo questa informazione, però, uno degli abitanti é arrivato con un libricino e lo ha posato sul tavolino del <em>Pointeur</em>. Con la coda dell’occhio ho colto dei colori vivaci in copertina e ho guardato con più attenzione, già sicuro di quello che avrei visto, ma comunque incredulo. Come immaginavo il libro era una pubblicazione dei Testimoni di Geova; ormai le riconosco anche con un’occhiata di sfuggita. Le copertine raffigurano quasi sempre un bel paesaggio con una famiglia apparentemente felice e in mezzo alla natura. É quasi uno standard per le loro pubblicazioni; probabilmente ritengono impossibile che una persona si immagini un mondo in cui regna la pace e cosi lo ripropongono loro, come una costante promessa che spinga le persone a perseverare in questi <em>ultimi giorni</em>, che stranamente vanno avanti da decenni, in vista della promessa futura.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma non avete detto che la gente è analfabeta?” ho chiesto al vaccinatore. Lui ha riso, come ogni volta che faccio una domanda alla quale non c’é una risposta e, dopo i canonici tempi congolesi, mi ha spiegato che nel villaggio quella dei Testimoni di Geova é l’unica chiesa presente e dunque appartengono tutti a quella fede.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello che ho notato fino ad ora è che qualsiasi congolese crede fermamente in Dio, o almeno dice di farlo; questo ha portato ad un ammassamento di credenze con il risultato che il Paese è un melting pot di religioni. Per queste persone é una fonte di coraggio, credono perchè ne hanno bisogno; perchè dell’uomo non si fidano più e perchè, secondo loro, se qualcuno può cambiare le cose, quello è Dio. Non ho ancora trovato un congolese che dica di essere ateo, o quantomeno agnostico; infatti il mio scetticismo li incuriosisce molto e spesso mi stuzzicano su questioni religiose per farsi spiegare le mie rimostranze nei confronti di questo tema. Per loro è un divertimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco perchè il mio sorriso ironico non è sfuggito al vaccinatore, che non ha perso l’occasione per punzecchiarmi.</p>
<p style="text-align:justify;">“Perchè sorridi?” mi ha chiesto mentre infilava l’ago nel braccio di un bambino.</p>
<p style="text-align:justify;">“Perchè non so quanto si possa chiamare realmente “fede” dal momento che non hanno un metro di paragone”.</p>
<p style="text-align:justify;">“Se questo villaggio è talmente isolato che non viene nessuno mica è colpa loro” ha risposto lui sempre sorridendo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma io mica attribuisco colpe a nessuno, dico solo che voi congolesi avete questo strano bisogno di credere a tutti i costi in un Dio, ma un conto è credere perchè lo si vuole, un altro è credere perchè non si ha altra scelta. Se qualche altro pastore o come vuoi chiamarlo, un giorno arrivasse nel villaggio e si mettesse a far proselitismo, secondo te resterebbero molti Testimoni di Geova qui?”.</p>
<p style="text-align:justify;">“In qualcosa bisogna pur credere; altrimenti quale speranza abbiamo?” ha detto lui preparando un’altra siringa.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono posizionato accanto a lui ed ho cominciato a vaccinare anche io, così la nostra conversazione è continata; non mi ero accorto che, a questo punto, ci ascoltavano tutti i lavoratori del sito.</p>
<p style="text-align:justify;">“Non credo sia giusto credere soltanto perchè non si ha altra speranza. L’uomo è forte e può fare del bene se lo vuole. Guarda noi, siamo in dieci e stiamo salvando centinaia di bambini. Non é Dio che ci ha dato una mano, abbiamo faticato e sgobbato con le nostre sole forze e in ogni caso tutto questo è stato possibile grazie alle persone che ci hanno donato il denaro necessario. L’uomo sa essere amorevole se vuole. Dovremmo credere di più in noi stessi piuttosto che cercare risposte in direzioni dalle quali non ne arrivano mai. È in noi stessi che dovremmo avere speranza, perchè pensare che soltanto Dio può risolvere i nostri problemi equivale ad arrendersi.”</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma l’uomo non può darci le risposte che cerchiamo però” ha replicato lui dando una pacca nel sedere al bambino appena vaccinato.</p>
<p style="text-align:justify;">“Quali risposte vuoi? Perchè siamo qui? Qual è la nostra missione?” gli ho chiesto; “Ponendo il caso che Dio esista, nemmeno lui sa la risposta, e se la sa non ha intenzione di dircela, altrimenti lo avrebbe già fatto. Il mondo è pieno di gente ottusa, convinta di essere custode della verità assoluta. Non c’è religione che non preveda una salvezza eterna per i suoi seguaci e la distruzione per tutti gli altri. Ma poi la verità è che ogni branca della religione non è altro che un’antica copiatura di un’altra e, invece di predicare la fratellanza, predicano la ghettizzazione. Hai mai sentito una religione che dice che l’uomo può essere salvato anche se crede in qualcos’altro? No, perchè la religione è qualcosa di costruito ed il suo principale obiettivo è quello di tenere le persone sottomesse, per cui non è ammessa la libertà di pensiero. Se vuoi avere la speranza della salvezza devi seguire le regole imposte senza fare domande.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche se Gesù’ in persona tornasse sulla terra e dicesse “guardate che non avete capito niente” nessuno gli darebbe retta, perchè tutti sono assolutamente certi di possedere la verità; e quello che è accaduto nel passato si ripeterebbe, perchè ogni volta che l’uomo si concentra sui concetti religiosi, perde la razionalità; insomma non impara mai.”</p>
<p style="text-align:justify;">“E tu ci riesci a vivere cosi, senza chiederti se hai uno scopo?”</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma io ce l’ho uno scopo, guardami. Sono un italiano in Congo, ti sembra poco? L’uomo dovrebbe avere lo scopo comune di imparare a vivere senza cercare pretesti per uccidersi o derubarsi. Se tutti davvero mirassimo a questo, credo che nessun Dio potrebbe mai dirci che abbiamo sbagliato”.</p>
<p style="text-align:justify;">“Hai mai pensato di fare il predicatore?” ha chiesto uno dei preparatori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho riso di gusto. “Se diventassi un predicatore vorrebbe dire che avrei creato un’altra inutile religione, e metà delle persone qui presenti rifiuterebbe di ascoltare quello che dico per il semplice fatto che non appartengo al loro credo”.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Verso le 16.30 Alex ed io siamo ripartiti per il ritorno, mentre l’équipe è rimasta al villaggio ad aspettare gli ultimi abitanti dei centri limitrofi.</p>
<p style="text-align:justify;">Avremmo dovuto incontrare qualcuno al ponte che ci desse una mano per attraversare, ma al nostro arrivo non c’era nessuno. Così abbiamo cercato di sbrogliarcela da soli, anche perchè non c’erano alternative; io dietro spingevo la moto, e Alex al manubrio che, con la prima marcia inserita, accelerava leggermente. Il risultato é stato catastrofico, perchè la ruota posteriore, con l’accelerazione, ha spostato i tronchi e creato un foro, così che metà moto ci è crollata dentro.</p>
<p style="text-align:justify;">Con uno sforzo sovrumano l’abbiamo risollevata e siamo riusciti a proseguire, ma a metà strada i tronchi hanno ceduto e la moto è caduta ancora, ma questa volta é sprofondata tutta, portandosi dietro Alex.</p>
<p style="text-align:justify;">Nello stesso istante, come accade nei peggiori film tragicomici, il cielo ha deciso che la stagione secca volgeva al termine ed una pioggia torrenziale ci ha colti nel peggiore dei momenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Stavo in piedi su quella parte di ponte superstite, sotto una pioggia torrenziale, a chilometri di distanza dal primo villaggio, febbricitante e con Alex probabilmente ferito, nascosto da qualche parte in quel maledetto buco dove invece doveva esserci un ponte. Il primo pensiero che ho formulato è stato “Merda!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma Alex per fortuna stava bene, così, dopo i sospiri di sollievo da parte di entrambi, abbiamo impiegato la mezz’ora successiva a cercare di riportare la moto sulla strada.</p>
<p style="text-align:justify;">Bagnati fradici, stravolti e pieni di fango, con le rane che ci osservavano con occhi ebeti, abbiamo spinto e sollevato quella carcassa di motocicletta fino a riportarla sulla strada e, nel momento esatto in cui ci siamo riusciti, la pioggia è cessata.</p>
<p style="text-align:justify;">“Sai Alex” gli ho detto “forse mi sono sbagliato prima. Forse Dio c’è. Ed è anche piuttosto dispettoso”.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla fine ci siamo voltati ad osservare il ponte, praticamente distrutto, ed abbiamo riso come due cretini, felici di essercela cavata relativamente bene. E mentre ci rimettevamo in viaggio per i restanti 25 Km, sondando la sabbia come due bracconieri cercando le tracce per la giusta via del ritorno, mi sono detto che, nonostante la fatica, la nausea e il dolore alle ossa, questa giornata aveva mantenuto la sua promessa, rivelandosi una delle migliori vissute fino ad ora in Congo.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4825.jpg"><img class="size-full wp-image-932" title="IMG_4825" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2011/01/img_4825.jpg?w=614&#038;h=409" alt="" width="614" height="409" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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		<title>2010-10-23 Paura e delirio a Kipusha</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 14:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Ando mi chiama, alle 5.00 del mattino, in realtà sono già sveglio da un pezzo. Dalla finestra osservo l’alba colorare il cielo di arancione, come un immenso incendio all’orizzonte, e sorrido tra me e me, pensando che Legolas direbbe che durante la notte è stato versato del sangue. In effetti è parzialmente vero, perché [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=919&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Quando Ando mi chiama, alle 5.00 del mattino, in realtà sono già sveglio da un pezzo. Dalla finestra osservo l’alba colorare il cielo di arancione, come un immenso incendio all’orizzonte, e sorrido tra me e me, pensando che Legolas direbbe che durante la notte è stato versato del sangue.</p>
<p style="text-align:justify;">In effetti è parzialmente vero, perché durante la notte una mamma ha messo al mondo un bimbo sul pavimento del centro di salute. Stanno entrambi bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando mi dirigo verso il sito di vaccinazione, a pochi metri dal centro di salute, trovo già centinaia di persone in coda. Molte mamme, come quella che ha partorito, sono arrivate ieri sera e, con tutti i loro bambini, hanno dormito per terra, nella struttura sanitaria o sotto gli alberi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri io e Ando abbiamo formato il personale dei due siti, il suo a Mopala e il mio qui a Kipusha, così ho co<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4706.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-922" title="IMG_4706" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4706.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>nfermato a me stesso di aver ben assimilato la teoria e di saperla spiegare ad altri, persino in francese, che non è poco per me! Inoltre, per la prima volta in tutta la mia esperienza africana, la mia équipe ha compiuto l’impossibile arrivando puntuale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciononostante la teoria non prevedeva una folla impaurita, pressante, per nulla disposta ad ascoltare le istruzioni e del tutto incapace di mantenere un minimo d’ordine. Dopo sole due ore spingono a tal punto da sfondare la rete del sito ed invaderci letteralmente. Ancora una volta, sono obbligato a fermare tutto, nonostante questo voglia dire perdere del tempo prezioso. I villaggi in cui dobbiamo vaccinare sono a grande distanza tra di loro, per cui possiamo fermarci soltanto un giorno in ognuno di essi. È quindi molto importante riuscire a vaccinare il maggior numero possibile di bambini prima di spostarsi al villaggio successivo, in modo da assicurare una copertura minima di sicurezza. Le persone da parte loro hanno paura, perchè questa è una zona completamente isolata, con decine di villaggi sparpagliati qua e la come macchie di colore sulla camicia di un pittore; tutti sanno benissimo che il morbillo è un pericolo enorme ed alcuni di loro, sapendo che ci sono dei casi confermati nei loro villaggi, sono scappati nei boschi con tutta la famiglia.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora sono qui, davanti a noi e all’unica speranza che hanno di far fronte alla malattia, e vogliono assolutamente ricevere il vaccino.</p>
<p>Farli retrocedere è impossibile; siamo tre disperati che ne spingono più di mille e le guerre tra disperati in genere non hanno esiti rincuoranti. Cerco di trovare una soluzione alla svelta, ma sono talmente arrabbiato da non riuscire a concentrarmi; avremmo bisogno di più tempo; avrei bisogno di farmi capire da queste persone che mi parlano in kibemba senza capire che non capisco un accidenti di quello che mi dicono; vorrei poter spiegar loro che ci sono vaccini a sufficienza per tutti e che, se si disponessero in una fila ordinata, il lavoro procederebbe con più rapidità; ma non c’è verso&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Cerco di riorganizzare un confine con i pezzi di rete che rimangono, ma dopo un’altra mezz’ora sfondano di nuovo tutto. Allora prendiamo delle panche che ci sono li attorno e le disponiamo una sull’altra, creando una sorta di barriera con un piccolo passaggio dal quale fare entrare i bambini e le mamme con una parvenza d’ordine. Ma il disordine ci accompagnerà per tutta la giornata.</p>
<p style="text-align:justify;">Il meccanismo è sempre lo stesso: quando una mamma entra nel sito si fa passare tre o quattro bambini dalla gente che aspetta fuori; non c’è modo di capire se sono realmente i suoi figli<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4704.jpg"><img class="size-medium wp-image-923 alignright" title="IMG_4704" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4704.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a> o no; i più grandi scavalcano la barriera e i più piccoli, come sempre, subiscono spintoni, colpi e strattoni.</p>
<p style="text-align:justify;">In un modo o nell’altro il lavoro procede; mangiamo un paio di biscotti BP5, stracarichi di nutrienti, senza fermarci; io saltello tra le diverse postazioni dando una mano dove c’è bisogno; essere infermiere torna comodo perchè posso ricoprire tutti i ruoli senza problemi, cosi’ somministro la vitamina A, compilo le carte di vaccinazione con i dati fissi (data, luogo e fascia d’età), cerco di far retrocedere la gente nei momenti di maggior pressione, rifornisco le varie postazioni con il materiale che scarseggia e preparo qualche dose di vaccino quando vedo che i due preparatori rallentano il tiro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad un certo punto, quando sento che il nervosismo e la stanchezza cominciano a farmi perdere pazienza e razionalità, arriva il piccolo avvenimento del giorno; quello che, quando meno me lo aspetto, mi riporta coi piedi per terra e mi impartise una lezione che non pensavo di ricevere.</p>
<p style="text-align:justify;">Una mamma entra nel sito con un bimbo sulla schiena ed un altro, di circa due anni, per mano. Quest’ultimo piange disperatamente; in mezzo alla folla avrà ricevuto parecchi strattoni e, adesso che è il suo turno, non si sente per nulla sollevato all’idea di aver patito tanto per farsi piantare un ago nel braccio. Quando mi vede cerca di divincolarsi in tutti i modi dalla mamma ed io penso che, come molti, sia spaventato dalla vicinanza col <em>mzungu</em> e voglia darsela a gambe (gli inseguimenti dei bambini che si divincolano dalle mamme sono la parte più divertente della vaccinazione), ma quando il piccolo riesce a liberarsi, invece di scappare, corre verso di me e si aggrappa alla mia gamba con tutte le sue forze; poi alza le braccia verso di me, in un gesto a quanto pare universale che significa “prendimi in braccio”.</p>
<p style="text-align:justify;">É la prima volta che mi succede in Congo. Quando lo sollevo il pianto muore all’istante; mi guarda negli occhi e poi appoggia la testa sulla mia spalla, come a voler dire “finalmente sono al sicuro”. Sarà brutto quando capirà che non è proprio cosi&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre faccio la registrazione insieme alla mamma mi accorgo che la mia maglietta si inumidisce al contatto con i pantaloni del bambino; mi piacerebbe credere che sia soltanto sudore, ma è evidente che si è fatto la pipi’ addosso, per la paura o per le lunghe ore d’attesa, o forse per entrambe. Non ci do troppo peso tanto, col caldo che fa, la maglia si asciugherà in un paio di minuti. Il bambino comincia a toccarmi e controllarmi con curiosità; spulcia i miei capelli come farebbero due scimmie in intimità, poi pizzica delicatamente la pelle del collo e, in seguito, solleva il colletto della maglia e sbircia il mio petto. La mamma ride divertita e io le sorrido un po’ imbarazzato; un po’ parecchio in effetti. Infine arriva il momento della vaccinazione, per cui lo faccio scendere e lascio che la madre lo tenga vicino a sè.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando l’ago gli buca il braccio il piccolo ricomincia a piangere, ma non si dimena nè cerca di divincolarsi. Una volta terminato tutto, proprio quando non resta che tornare a casa, lui si siede per terra e piange, tenendosi le mani sulla fronte. L’immagine è tragicomica; mi dispiace ridere e mi dispiace che tutti gli altri ridano di fronte a quella che per lui è una disgrazia bella e buona, ma tanta espressività in un bambino di due anni è davvero grottesca&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4762.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-924" title="IMG_4762" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4762.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Gli faccio un paio di foto e, come tutti i bambini di questo paese, anche lui si tranquillizza di fronte alla magia che una fotografia rappresenta per lui. In seguito la mamma riparte con i figli ed io ritorno al mio lavoro, ma con un bel ricordo in più da conservare.</p>
<p style="text-align:justify;">Continuiamo fino a quando non diventa buio ed anche allora lavoriamo utilizzando le torce, ma proseguire diventa troppo difficile; il buio in Africa è un buio vero, non si vede ad un palmo dal naso. A questo punto chiediamo al centinaio di persone ancora in coda di tornare domani mattina presto, cosi’ da ultimare il lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;">Raccogliamo il materiale e lo riportiamo al centro di salute, nella stanzetta che fa da sito di stoccaggio. Mentre gli altri sistemano il tutto, io comincio a fare i vari conteggi, per poi compilare il rapporto giornaliero e chiamare col satellitare la base di Sakania, per comunicare i risultati.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre sono assorto nei conti mi si avvicina l’AC, una delle autorità del sistema sanitario congolese che ci accompagna nella vaccinazione; mi porge la mano e gliela stringo, anche un po’ distrattamente, pensando che voglia soltanto salutarmi, ma dopo qualche secondo lui continua a stringerla e allora mi rendo conto che vuole dirmi qualcosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa mattina è partito insiema a Ando per il sito di Mopala, ma mi dice che, mentre tornava, era certo di trovarmi ancora al lavoro ed in effetti quando sono arrivati noi eravamo ancora in piena vaccinazione. Mi dice anche che ha parlato con qualcuno della mia équipe e che sono tutti molto contenti, perchè mi hanno visto darmi molto da fare, più di quanto normalmente un <em>mzungu</em> faccia.</p>
<p style="text-align:justify;">Credo sia un’esagerazione, ma è anche vero che gli <em>expat</em> rivestono sempre ruoli di supervisione e questo puo’ dare l’impressione che lavorino meno o che facciano un lavoro meno faticoso degli altri; in ogni caso lo ringrazio, con un po’ di imbarazzo, ma lui, sempre stringendomi la mano mi dice: “No no, sono io che sono qui per ringraziarti, a nome di tutti quanti”.</p>
<p style="text-align:justify;">A questo punto mi sento un po’ scemo perchè non so più cosa rispondere, ma lui non aspetta una risposta, lascia la mia mano e se ne va. Mentre osservo la porta dalla quale è uscito, mi rendo conto che forse questa è la prima volta che qualcuno mi ringrazia per aver fatto il mio lavoro e mi osserva come se davvero avessi reso un servizio importante. È vero che il tuo lavoro è soltanto il tuo lavoro e sei obbligato a farlo, ma quando qualcuno mostra un minimo di gratitudine fa piacere ugualmente, per cui decido che posso ritenermi soddisfatto, soprattutto perchè, nonostante la dura giornata e le innumerevoli difficoltà, abbiamo vaccinato 1300 bambini.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse l’AC non lo sa o non se ne rende conto, ma il vero ringraziamento qui deve andare a tutte quelle persone che, con le loro donazioni, hanno reso possibile questa vaccinazione, come molte altre, permettendoci di evitare, o arginare, una catastrofe. Forse è questo il rimando che manca; una persona fa una piccola donazione e poi rimane col dubbio perenne che i soldi che ha dato siano finiti nelle tasche di qualche approfittatore. Sicuramente un’ONG come MSF ha dei costi di gestione impressionanti, molto al di sopra di quanto loro stessi vorrebbero, ma quei soldi li utilizzano per fare cio’ che promettono e arrivare nelle zone più remote del mondo e mettere su una vaccinazione non è cosa da poco. Già solo riuscire a mantenere i vaccini al freddo, il che vuole dire ad una temperatura ben precisa che non sia né inferiore allo 0 né superiore agli 8 gradi, in un luogo senza corrente e con temperature che arrivano tranquillamente a 45 gradi, richiede del materiale appropriato e quindi costoso.</p>
<p style="text-align:justify;">E questo materiale c’è grazie ai donatori e grazie anche a tutte quelle persone che si sbattono per banchetti a destra e sinistra, ad ogni fiera e ad ogni sagra, per racimolare cifre che sembrano ridicole ma che, quando finiscono nel calderone, rendono possibile l’impossibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie quindi, a nome dell’AC e dei bambini che oggi, e nei mesi futuri, non moriranno di morbillo.</p>
<p style="text-align:justify;">E a titolo personale vorrei ringraziare anche tutti quelli che mi hanno sostenuto e incoraggiato e che ancora hanno voglia di leggere le esperienze e le impressioni di questo giovane ed ingenuo viaggiatore.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/1mzungu.wordpress.com/919/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/1mzungu.wordpress.com/919/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=919&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>2010-10-21 Verso Kipusha</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 13:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mercoledì mattina abbiamo raccolto i nostri  bagagli con lo stretto indispensabile e, dopo averli assicurati sulle moto, siamo partiti di buon’ora, direzione Kipusha. Non sapevo molto di questo villaggio, solamente che si trova in mezzo alla brousse e che fa capo a diversi altri villaggi dispersi nei boschi. Sapevo che non ci sarebbe stata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=906&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il mercoledì mattina abbiamo raccolto i nostri  bagagli con lo stretto indispensabile e, dopo averli assicurati sulle moto, siamo partiti di buon’ora, direzione Kipusha.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sapevo molto di questo villaggio, solamente che si trova in mezzo alla <em>brousse</em> e che fa capo a diversi altri villaggi dispersi nei boschi. Sapevo che non ci sarebbe stata elettricità, né rete per il telefono ed anche la presenza di acqua e il modo di approvvigionamento erano un’incognita. Insomma, partivo per andare al limite del mondo carico di beata ignoranza.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4596.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-912" title="IMG_4596" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4596.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Il viaggio è stato una tortura, 110 chilometri di pura sofferenza. Dopo una decina di chilometri cominciavo già ad avere male al sedere; lo spazio sulla moto era minimo a causa di tutti i pacchi che trasportavamo, per cui era impossibile cambiare posizione anche solo di qualche centimetro e le buche ed il terreno dissestato non rendevano la situazione più sopportabile. Sotto 43° di temperatura i vestiti si sono inzuppati di sudore in breve tempo e i pantaloni si sono arrotolati proprio sotto il sedere, strisciando sulla pelle umida e causando zone di pressione elevata. Il risultato, come dicevo prima, era un bruciore insopportabile. In più non avevo una presa decente per tenermi e sono rimasto in una posizione di tensione con le braccia per tutto il viaggio; a tutto questo aggiungiamo un casco cinese troppo stretto, che in breve mi ha causato un forte mal di testa. Tenere la visiera sollevata voleva dire mangiare e respirare polvere; abbassarla equivaleva a soffocare.</p>
<p style="text-align:justify;">In quelle lunghissime quattro ore di viaggio, l’unico sollievo che ho trovato, almeno dal mal di testa, era dato dai rari istanti in cui mi concedevo di chiudere gli occhi; ma il terreno e l’autista erano due fattori imprevedibili e mi sentivo molto più tranquillo se osservavo la strada, anche per prepararmi al contraccolpo dato dalle buche.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo un’ora le mie paure si sono rivelate fondate: il terreno è cambiato improvvisamente, da duro e dissestato a piatto e sabbioso e decisamente più insidioso. Non so se la bravura di un conducente di motocicletta sia nel prevenire le sbandate o nel controllare il mezzo quando si avverte che sta perdendo aderenza, fatto sta che Alex, il mio autista, al quale sono molto affezionato nonostante tutto, non ha fatto nessuna delle due cose e così, in una serie di eventi troppo precipitosi per poterli descrivere, mi sono ritrovato a rotolare per terra. Volo, botta, rotolo, botta, fermo. E in tutto ciò, il primo pensiero che ho formulato è stato “che sollievo al sedere!”</p>
<p style="text-align:justify;">Poi ho sollevato la testa da terra e ho chiesto ad Alex se stava bene; la velocità ovviamente non era elevata e il terreno di caduta era relativamente morbido, ma un rischio c’è sempre no? Lui mi ha guardato un po’ stupito e ha fatto cenno di si; non era sconvolto per la caduta, in seguito ho scoperto che qui sono abituati a questo genere di incidenti, ma per il fatto che gli chiedessi se stava bene! Quando l’ho capito mi è venuto spontaneo chiedermi con che razza di gente avesse avuto a che fare fino ad ora, ma ho lasciato perdere il discorso; non ero in condizioni per affrontare un argomento simile.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è che ora voglia fingere di essere il cuore impavido che, senza alcuna esitazione, è risalito sulla motocicletta ed è ripartito a cuor leggero; niente affatto. Quando ho realmente realizzato di essere volato per terra, sono rimasto un po’ shoccato e arrivare sano e salvo fino a Kipusha mi è apparsa un’eventualità  piuttosto scarsa. Ma alternative non ce n’erano e mi trovavo in cammino su una strada isolata, che solca i boschi congolesi per decine di chilometri tra un villaggio e l’altro. Tornare indietro, oltre a non avere senso, comportava lo stesso rischio che proseguire, per cui più che altro mi sono rassegnato.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo altre due cadute e un tempo di viaggio decisamente esagerato, finalmente, un po’ ammaccati, siamo arrivati a Kipusha.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora posso confermare che questo villaggio è davvero al limite del mondo. Si trova nell’estremità più<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4803.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-914" title="IMG_4803" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4803.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a> meridionale di quella piccola coda del Congo, a sud est della mappa. È un po’ come l‘appendice del paese ed è circondata dalla Zambia.</p>
<p style="text-align:justify;">La gente non parla nemmeno il Swaili, ma il Kibemba, una delle tante lingue della Zambia, e la moneta corrente è il Kwacha, sempre zambiana. Ci sono degli equilibri strani in questa zona; il Congo non si interessa troppo all’area perché è isolata e difficile da raggiungere, ma allo stesso tempo non la cede alla Zambia a causa delle risorse che nasconde. La Zambia a sua volta rispetta i confini e non si interessa ad un territorio non suo e la conclusione è che questa rimane una terra di nessuno, alla quale nessuna delle autorità si interessa. Le persone sono costrette ad acquistare i beni di prima necessità ed allo stesso a cercare di vendere quello che producono, cosi’ non hanno altra scelta che dirigersi verso i mercati oltre la frontiera della Zambia, perchè in Congo sono troppo distanti. Cosi’ hanno imparato  il kibemba ed ormai parlano quasi soltanto quella lingua; utilizzano il Kwacha come moneta; insomma sono divenuti degli zambiani su territorio congolese.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo comporta due problemi: il primo è che, se mai qualcuno decidesse di lasciare quella zona per dirigersi in un’altra del Congo, per lavoro, commercio, studio ecc, non sarebbe più in grado di dialogare con i congolesi; il secondo è che non possono andare a vivere in Zambia, perchè sono a tutti gli effetti congolesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma sono bloccati nei loro villaggi dimenticati da chiunque ed ormai sono degli estranei per il loro stesso paese.</p>
<p><a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4516.jpg"><img class="size-medium wp-image-908 alignright" title="IMG_4516" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/img_4516.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>La fonte d’acqua è a poca distanza dal villaggio, in una pozza dove la gente lava i panni, lava se stessa e beve… la strada verso la fonte ovviamente è un continuo via vai di donne e bambini con taniche e piccoli recipienti tra le mani e sulla testa.</p>
<p style="text-align:justify;">C’è un prete qui. Mi ricorda molto il Padiri Giovanni. Anche lui vive qui da quasi trent’anni ed anche lui è molto cordiale e disponibile; ci ha anche offerto un delizioso succo di limone. Quello che mi lascia un po’ interdetto però, è che non comprendo come mai i preti debbano sempre abitare nelle case migliori e possedere il cibo, le bevande e le risorse migliori. La sua casa è un grande edificio risalente all’epoca coloniale e l’impressione che mi trasmette è quella del signore del villaggio, che vive nel suo castello, con il suo buon cibo, mentre gli autoctoni vivono in capanne di bambù e paglia.</p>
<p style="text-align:justify;">Non lo so, forse sono ingiusto nei suoi confronti e mi limito ad un giudizio dato da un’osservazione superficiale, ma quello che è evidente è che le costruzioni più imponenti sono quelle legate a lui: la sua casa, la chiesa e persino il mausoleo dedicato alla “<em>vergine</em> Maria”. Tutto il resto è povertà.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque&#8230; Per il resto della giornata visito le varie autorità e parlo loro della vaccinazione e scopro che sono già tutti al corrente e ben disposti, per fortuna. Ando, il logista, parte verso il villaggio successivo, a trenta chilometri da Kipusha, per incontrare a sua volta le autorità del posto, mentre io mi occupo di spiegare al sensibilizzatore il messaggio che deve annunciare attraverso il megafono in tutte le zone limitrofe.</p>
<p style="text-align:justify;">Verso le 18.00 Ando rientra, così ceniamo con Fou Fou e pollo duro come il legno e poi non rimane energia per null’altro, se non lasciarsi precipitare sul lettino del centro di salute  dove pernotteremo in questi giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante la notte qualche topo passeggia sulla mia coperta, ma comincio ad abituarmi alla compagnia di animali nel letto; in più  la stanchezza non mi permette reazioni di disgusto, come normalmente avrei.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/1mzungu.wordpress.com/906/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/1mzungu.wordpress.com/906/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=906&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>2010-10-16 Sakania</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 07:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1mzungu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kinshasa]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina c’era molto fermento. Abbiamo caricato il camion con tutto il materiale per la seconda fase, ma come sempre i tempi in questo paese si allungano come fossero elastici, e inizio a comprendere che se la partenza è prevista per le 7.30 del mattino, posso stare tranquillo che prima delle 9.30 non saremo sulla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=1mzungu.wordpress.com&amp;blog=5183648&amp;post=896&amp;subd=1mzungu&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Questa mattina c’era molto fermento. Abbiamo caricato il camion con tutto il materiale per la seconda fase, ma come sempre i tempi in questo paese si allungano come fossero elastici, e inizio a comprendere che se la partenza è prevista per le 7.30 del mattino, posso stare tranquillo che prima delle 9.30 non saremo sulla strada.</p>
<p style="text-align:justify;">Così nell’attesa faccio un ultimo giretto al mercato insieme a Barklay, un giovane dottore congolese col quale mi sono trovato parecchio in sintonia. Barklay dice che mi comporto diversamente dagli altri wazungu (plurale di muzungu) e mentre, chiacchierando, gli dico che sono il quarto di cinque figli, lui fa un sorriso e annuisce, come quando comprendi improvvisamente come risolvere un’espressione. Quando gli chiedo il motivo, mi risponde che è per questo che sono diverso.</p>
<p style="text-align:justify;">In genere gli altri wazungu non condividono le cose; se per esempio comprano un vasetto di nutella al mercato, se lo tengono in camera e se lo mangiano da soli; oppure, quando capita di andare a cena fuori, ordinan<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-131.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-898" title="Photo 131" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-131.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>o soltanto per loro, mentre io qualche giorno prima avevo diviso con lui il mio piatto mentre aspettavamo la sua porzione. Lui dice che questa educazione l’ho ricevuta perché in famiglia eravamo in tanti ed ho imparato a condividere le cose.</p>
<p style="text-align:justify;">Be’ non so se è proprio questo il motivo, ma in effetti uno dei ricordi più teneri che ho di mia mamma è che si è sempre privata di molti bocconi per darli ai figli. Io da bambino non mangiavo tanto, non perché fossi viziato e non mi piacesse il cibo, ma perché non avevo mai fame. Così mia mamma, quelle poche volte che mi vedeva mangiare di gusto, si sarebbe privata della sua intera porzione per farmi mangiare qualcosa di più. Ma crescendo ho avuto anche altri esempi di sacrificio e condivisione. Mio fratello Marcello per esempio si è sempre fatto in quattro per organizzare pranzi in cui potessimo ritrovarci tutti insieme per qualche ora. Non è che navigasse nell’oro, anzi, ma per lui la nostra unione è sempre stata più importante di molte altre cose. A mio fratello Marcello devo chiedere grazie per avermi insegnato come ci si comporta davvero con un fratello, dandogli anche l’anima se ne ha bisogno e soprattutto ingoiando molti bocconi amari ed altrettante delusioni, con la sacra motivazione che un fratello resta sempre un fratello.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi ci sono i genitori di Annie, che quasi senza conoscermi mi hanno accolto in casa come se fossi loro figlio e mi hanno permesso di arrivare dove sono ora. Loro mi hanno insegnato l’amore incondizionato, dato dal semplice fatto di essere un essere umano, e mi hanno fatto dono di quella capacità di dare, semplicemente perché é giusto aiutare a chi ne ha bisogno. Osservandoli per diversi anni ho imparato anche che un figlio va sempre appoggiato e, anche quando sbaglia o si comporta diversamente da come vorremmo, bisogna lasciargli percorrere la sua strada, nonostante questo possa far soffrire. Da loro ho imparato che a volte un genitore deve tacere e lasciare che un figlio compia i suoi errori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono ancora molte persone, che mi hanno insegnato a comportarmi e ad affrontare le difficoltà. Da Max ho appreso che si può considerare <em>fratello </em>anche qualcuno che non ha il tuo stesso sangue e che, nonostante le scornate e le incomprensioni, c’è sempre un modo per risolvere una situazione difficile, se lo si vuole. André invece mi ha insegnato che qualsiasi esperienza va gustata pienamente, anche se si tratta di una semplice serata, di un film o una partita a Risiko (anche se ammetto di non riuscire a farlo sempre), e a provare a scavare a fondo nelle cose per cercarne un significato che vada al di là dell’ovvio.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie a Salvatore ora so che non è mai troppo tardi per ricominciare e che dietro una superficie ruvida e dura spesso si nasconde un buon cuore. Grazie a lui ho compreso che gli istinti non sempre vanno ascoltati e che la lotta contro la forza che ci motiva a prendere le decisioni più comode può essere vinta.</p>
<p style="text-align:justify;">Simone mi ha fatto capire che è giusto lottare per quello in cui si crede e per quello che siamo e che il pregiudizio fa parte delle persone povere di spirito e di intelligenza.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi c’è Annie. Annie è un capitolo troppo vasto e personale per parlarne qui, ma lei mi ha insegnato la forma pura dell’amore; quella che comprende anche il sacrificio. Quella forma d’amore alla quale una persona egoista come me non potrà mai arrivare, ma alla quale credo sia giusto anelare. Se il mondo avesse il cuore di Annie…credo sarebbe un mondo totalmente irrazionale, ma fantastico.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre passeggio nella strada polverosa di Kasumbalesa mi piacerebbe riuscire a spiegare queste cose a Barklay e dirgli che io sono semplicemente la somma di tutto ciò che gli altri mi hanno insegnato col loro esempio; ma certi discorsi non vanno affrontati in mezzo alla polvere ed hanno bisogno di tempo per essere argomentati, e di tempo noi non ne abbiamo molto.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo aver acquistato un paio di mele, un pezzo di pane e qualche triste salsiccia, simile a quelle che ho mangiato a Butembo qualche anno fa, rientriamo alla base, dove i preparativi sono ultimati. Prendo posto sul pick up insieme a Marilize, la ragazza che si occupa delle finanze, e finalmente partiamo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono circa d<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-247.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-899" title="Photo 247" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-247.jpg?w=268&#038;h=204" alt="" width="268" height="204" /></a>uecentocinquanta chilometri da percorre per arrivare a Sakania, sulle classiche strade congolesi, sterrate e con una sabbia tanto fine da sembrare acqua, al punto da formare un’onda al passaggio delle gomme, ma che a differenza dell’acqua non si deposita, ma vola nell’aria creando una nube di particelle finissime e fittissime, che purtroppo respiriamo da diversi giorni. Ormai comincio ad abituarmi a quel fastidio in fondo al palato, che sembra un mal di gola, ma che è dato dalla polvere che rimane nella bocca e nelle narici per tutto il giorno. Non ho mai amato sputare, ma qui diventa una vera esigenza farlo, perché quando osservo la sabbia mista alla saliva, mi rendo conto che è meglio per terra che nei polmoni e nello stomaco. La jeep attraversa qualche villaggio isolato, ma è evidente che ci stiamo addentrando nel nulla. Intorno a noi soltanto la brusse, cioè la boscaglia, che diventa sempre più fitta man mano che lo sguardo si alza verso l’orizzonte. In mezzo ad alberi dal tronco fine, cespugli e rovi, il tutto rigorosamente reso secco da un sole impietoso, si nasconde Sakania, il villaggio di riferimento tra tutti quelli nel raggio di svariati chilometri, che non a caso dà il nome alla <em>Zone de Santé</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando arriviamo all’hotel cominciamo immediatamente a scaricare il camion e ad allestire i vari siti per il materiale: la tenda per tutto l’occorrente della logistica, quella per i congelatori e una camera che fa da magazzino per tutto l’occorrente medicale; esattamente come avevamo già fatto a Kasumbalesa. Questa sarà la nostra base per le prossime settimane, fino a quando la vaccinazione non sarà terminata.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella ripar<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-305.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-901" title="Photo 305" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-305.jpg?w=202&#038;h=151" alt="" width="202" height="151" /></a>tizione delle camere arriva la prima novità: Marilize mi domanda se sono disposto a dividerla con lei. Marilize è una muzungu di origine sud africana e si occupa delle finanze; questo vuol dire che in camera sua c’è una cassaforte con tutto il denaro necessario per qualsiasi acquisto: cibo, bevande, stipendi ecc. Ecco perché nella sua stanza non può starci chiunque, ma allo stesso tempo le camere non sono sufficienti e siamo costretti a ripartirle in qualche modo. Io faccio spallucce; non è che me ne freghi molto; mi basta avere un materasso e lo spazio per il pc, ma ovviamente gli altri se la ghignano di gusto. Per un congolese dormire nella stanza con una donna ha un solo significato a quanto pare…</p>
<p style="text-align:justify;">La seconda sorpresa è che non ci sono materassi a sufficienza, per cui l’ospedale ce ne presta otto. Così mi ritrovo con un materasso dai trascorsi sconosciuti, ma certamente non rassicuranti, gettato per terra su un pavimento di cemento grezzo e polveroso in uno spazio vitale che comunque, nel complesso, è addirittura superiore a quello che avevo a Kasumbalesa. Ma le novità non sono finite perché mi informano che la nostra area di vaccinazione è a centoventi chilometri da qui, per cui tra pochi giorni parti<a href="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-306.jpg"><img class="size-medium wp-image-900 alignright" title="Photo 306" src="http://1mzungu.files.wordpress.com/2010/12/photo-306.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>rò con il logista, Ando, e non farò ritorno fino alla fine della vaccinazione. I villaggi in cui lavoreremo sono immersi nella boscaglia e tra di loro distano parecchi chilometri; niente elettricità né possibilità di comunicare per telefono, quindi Ando partirà per un sito ed io per l’altro, per ritrovarci soltanto a fine giornata; insomma questa volta sarò davvero solo a gestire la vaccinazione. Stimolante…ma anche preoccupante. L’aspetto che più mi inquieta è la formazione del personale che recluteremo lì, che comporrà il sito di vaccinazione così come l’ho descritto negli articoli passati. Spero di essere in grado farmi capire come si deve e di spiegare a ognuno il suo compito; ci sono diversi occhi puntati su di me in questo momento; è chiaro che si tratta di una prova&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">In questa area abbiamo calcolato che la popolazione tra i sei mesi e i quindici anni è di poco più di cinquemila unità. Una quisquilia se paragonata al sito di Muhona, che ne contava più di tredicimila, ma qui le distanze sono maggiori e i villaggi sono isolati, per cui dovremo spostarci durante i cinque giorni di vaccinazione per cercare di raggiungerli tutti. Staremo a vedere. Non mi sento pronto per una responsabilità simile, ma non mi hanno dato molta scelta in effetti…</p>
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